Questioni di equilibrio, che deve sempre esser qualcosa di armonico  per funzionare bene. Anche in fatto di animali, o meglio dell’uomo e del suo antico amico, il cane.
A indagare su questa complessa relazione, partendo da una visione scientifica, è l’artista Silvia Amodio, fotografa, giornalista, ma soprattutto zooantropologa, con una laurea sulla comunicazione dei delfini. Da cinque anni sta studiando il delicato universo di rapporti tra uomo e cane con un lavoro che si può vedere dal 4 dicembre al 6 gennaio a Villa Croce, dal titolo Human Dog, una mostra che nasce da un approccio scientifico e approda a una dimensione estetica, senza dimenticare l’etica, perché Amodio lo ripete: amate pure i cani come dei figli, ma ricordatevi che sono sempre animali. Per lei  la fotografia, lo scatto non è che  l’attimo finale di un lungo censimento, una mappatura per studiare l’identità di un rapporto che si è costruito lentamente  nel tempo dove il set fografico è una specie di osservatorio dove si sviluppano dinamiche di ogni tipo tra i soggetti: “In realtà il cane in questo lavoro  rappresenta un pretesto per raccontare la nostra società – continua Amodio – sono vere relazioni d’amore che riflettono i problemi del nostro tempo. I cani stanno prendendo abitudini negative delle persone, anche loro sono stressati, vanno dall’analista, e noi intanto non riusciamo nemmeno a gestire i rapporti”. In questi anni Silvia Amodio ha osservato non solo le persone, ma anche la famiglia, notando che ormai stanno cambiando i nuclei,  ci sono sempre più coppie dove c’è lui e poi ancora lui, oppure lei con  lei. In ogni caso ogni decisione per scegliere l’altro o l’altra, parte sempre dalla somiglianza, anche nel caso del  cane.
E’ giusto chiedersi se sono i cani che si umanizzano oppure accade l’opposto? E’ il proprietario che sceglie l’animale che più gli assomiglia? Più giusto invece parlare di  un processo, una simbiosi  che avviene con il tempo,  basta  osservare la ventina di ritratti esposti nella Sala di Villa Croce, allestimento minimalista, e stesso contesto per ogni scatto a partire dallo sfondo, perché il lavoro è soprattutto una ricerca seriale fatta per confrontare più situazioni,   e far riflettere. 
Nei giorni scorsi la stessa sala del museo dove la mostra è allestita,  ha fatto da set fotografico, e tra queste pareti  una ventina di proprietari sono stati fotografati insieme al loro compagno fedele: un lavoro paziente testimoniato da un video, sempre in mostra;  ogni  foto  è stata acquistata dal proprietario per  50 euro e così
ognuno potrà tornare a casa con il suo Human Dog, ma solo dopo il 6 gennaio;  intanto  Schesir, azienda che fa alimentazione per gatti e cani,  che ha collaborato per la realizzazione della mostra, destinerà il ricavato a Theodora Onlus per l’Ospedale Gaslini di Genova. Poi il progetto itinerante continuerà in altri spazi per indagare ancora la complessità sociale che si nasconde dietro a un semplice ritratto di famiglia in un interno. 

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