L’estate italiana per gli «amici dell’uomo» è sempre stato un periodo delicato, in quanto il fenomeno dell’abbandono degli animali aumenta. Anche a Trento, sono stati circa 20 i cani che tra metà giugno e metà agosto sono stati trovati dal canile, gestito dalla Lega nazionale per la difesa del cane, e solo alcuni di questi sono stati restituiti ai proprietari. Oltre a loro, anche due cucciolate randage sono state ritrovate in agosto.

Tuttavia – spiega Francesca Brentel – membro del direttivo dell’associazione, non c’è ad oggi un fenomeno conclamato in Trentino per quanto riguarda l’abbandono dei cani. Esiste però un’altra problematica, che si affianca a quest’ultima, ovvero la presenza di cani portati a Trento da fuori regione, spesso dal sud Italia e, avvisate le autorità, abbandonati qui, dove i servizi per gli animali sono più efficienti; questo comporta tuttavia costi e rischi, in quanto gli animali così ritrovati necessitano di trattamenti sanitari e possono portare malattie non presenti nelle nostre zone (come la leishmaniosi).

Il canile di Trento, dal canto suo, sta facendo un ottimo lavoro, come ci racconta Francesca Brentel e gli stessi volontari: quasi 80 volontari, circa 60 conduttori (persone volontarie che portano a spasso i cani) e 2 dipendenti, questi sono i numeri dell’equipe che si occupa dei cani, che al momento sono 45/50, un numero, ci spiegano, molto basso, se si pensa ai 90/100 cani accolti negli ultimi anni. C’è stato anche un aumento recente di adozioni di cani «anziani», una volta invece spesso ignorati.
Infatti, è stato fatto un grande lavoro di recupero degli animali, svolto dall’educatore e dai volontari, che ha favorito l’adozione, affiancato dal supporto alle famiglie accoglienti da parte dei volontari, prima dell’affido e dopo, riducendo così anche i casi di cani riportati indietro al canile.

Ci viene poi raccontato che esiste anche un gruppo di volontari che si occupa di contrastare i maltrattamenti ai cani: accolgono le segnalazioni, il più possibile dettagliate, e si recano sul posto a verificare, con un approccio collaborativo nei confronti del padrone: gli si danno consigli e, se necessario, aiuti concreti, come cucce, ciotole, mangime o interventi gratuiti da parte dell’educatore.

I trentini tuttavia, ci spiega Brentel, danno una grande risposta positiva al canile: donano cibo, lenzuola e coperte per i giacigli e alla festa, tenutasi a giugno, c’è stato un enorme afflusso.
Per quanto riguarda il trasloco del canile invece non si sa ancora nulla di nuovo, né di certo, ma l’opinione di alcuni volontari, che dimostrano di pensare più al benessere del cane piuttosto che alla qualità dell’edificio, è che sicuramente mancherà una struttura come quella attuale: fatiscente, sì, ma con recinti spaziosi per gli animali, che ora non sono limitati a un piccolo box, condizione di vita che per alcuni, i più «selvatici», diventerebbe pesante da sostenere, se non fatale.

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