Firenze, 3 maggio 2017 – AVERE un gatto fa bene. Si sa da sempre, soprattutto lo sa chi ne ha almeno un esemplare in casa, ma da qualche anno lo confermano anche gli studi scientifici, tanto che i gatti stanno entrando anche nei percorsi di terapia assistita, nonostante fino a qualche tempo fa si pensasse che non fossero adatti per la loro indole. Lo afferma anche il professor Dennis C. Turner, massimo esperto a livello internazionale di pet therapy, biologo, etologo, presidente dell’Institut für angewandte Ethologie und Tierpsychologie (I.E.T) a Horgen in Svizzera e appassionato di gatti. Ha partecipato a un worshop dedicato a questo animale nella lettura, nei sentimenti e nella cura, organizzato dall’associazione Antropozoa alla Biblioteca Riccardiana di Firenze.

«Abbiamo visto – conferma Turner – l’importanza del gatto, soprattutto per quanto concerne gli stati di depressione: la sua presenza può avere effetti molto positivi, stimolando emozioni serene, suscitando ricordi, riducendo lo stress e aumentando l’autostima». NON TUTTI i gatti, così come non tutti i cani, possono entrare a far parte di un’équipe di pet therapy. «Fin da quando hanno poche settimane – spiega l’esperto – devono essere abituati a socializzare con le persone. Bisogna saper scegliere l’esemplare con cui affiancare un paziente: dipende dalle caratteristiche sia dell’uomo che dell’animale. Vanno scoperte le loro affinità».

Ci sono due modi usati per inserire il gatto negli interventi assistiti: «molti istituti li usano permanentemente per interagire con pazienti per lo più con malattie psichiche. Questi gatti vivono dunque dentro l’istituto. Altrimenti il gatto viene portato laddove serve: in tal caso deve essere abituato a interagire con le persone in modalità e luoghi sempre diversi e non essere stressato dal viaggio. In entrambe le modalità, il gatto non deve essere mai forzato all’interazione. Deve avere uno spazio suo, che percepisce come tranquillo, un rifugio dove ritirarsi».

LO STRESS dell’animale è uno dei primi punti da tenere di conto in una buona formazione per operatori di pet therapy, sottolinea Turner: «Per qualsiasi animale, bisogna imparare a riconoscere i sintomi di affaticamento e disagio. Persone non sufficientemente formate rischiano di far sovra-lavorare l’animale». Altro capitolo fondamentale per l’inserimento dei gatti è il controllo regolare sia sotto il profilo medico che di vaccinazione. In Italia l’attenzione per gli interventi assistiti con gli animali è crescente, con sempre più persone interessate a intraprendere questo mestiere per il quale – sempre meglio ricordarlo – occorre una formazione specifica, lunga, impegnativa, qualificante per poter ottenere risultati positivi e gratificanti. Nelle prossime settimane uscirà il primo volume dedicato agli interventi assistiti in ambito pediatrico, edito dalla casa editrice Franco Angeli, curato dalla dottoressa Francesca Mugnai, massima esperta della materia in Italia e presidente dell’associazione fiorentina Antropozoa che lavora proprio in questo ambito. UN CAPITOLO del volume è scritto dallo stesso Turner. «Volentieri ho accolto l’invito a partecipare a queste iniziative editoriali e di formazione – dice il professore – da Antropozoa, unica associazione italiana ad oggi accreditata dalla società internazionale Isaat, che ha alti e selettivi criteri scientifici. Come ex presidente di questa istituzione e attuale suo membro nonché professionista è mio compito aiutare a divulgare questa disciplina in maniera corretta a livello internazionale».

Manuela Plastina

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