25 dicembre alle 09:50

Era piccolo piccolo perché doveva essere acrobatico, giocava isolato dagli altri che toccavano la palla con i piedi e con la testa; lui, invece, anche con le mani. Tuffi e capriole, via via metteva la palla in terra in un punto preciso dell’area di rigore e, mentre nessuno poteva avvicinarsi, andava verso un palo e vi tirava due calci leggeri contro. Non si sa se per togliersi la polvere dalle scarpe o per verificare se il palo fosse stabile. 

IL GATTO NERO – Non correva, non sudava, ma parlava tanto: “Per comandare la difesa”, diceva lui. Doveva provenire dall’alta borghesia, perché pur di distinguersi vestiva in modo diverso dagli altri: di scuro, elegante e raffinato, con cappello e guanti. Di bel portamento ed educato, anche se stonava un po’quel suo gesto frequente di sputarsi sulle mani per poi sfregarsele. Aveva coraggio perché spesso si tuffava sui piedi dell’avversario, per questo era per tutti “il gatto nero”. Siccome proveniva dall’alta borghesia, aveva pretese: per esempio voleva che un compagno giocasse davanti a lui, che lo proteggesse. Lo chiamava libero e lo abbindolava: “sei un uomo libero!”. C’era la fila per giocare davanti a lui. Costagliola, Matteucci, Bugatti… Un giorno ne arrivò uno strano, perché alto alto: Fabio Cudicini, che non era un gatto nero, però parava bene. Perché a quei tempi il mestiere era quello di PARARE. 

RIVOLUZIONE NORDICA- Ma la rivoluzione era vicina ed arrivava direttamente dalla Svezia. Un bel giorno approdò nella capitale, proveniente da un paese freddo del nord europa, un gran signore. Anzi, un nobile: il barone. Liedholm era un aristocratico illuminato e si portava dietro le idee della social democrazia svedese, così volle togliere i privilegi acquisiti. “Caro Tancredi, giocheremo a “ZSONA” (con quel misto di z ed s indimenticabile” e tu non avrai più un compagno davanti a te”. Fu una rivoluzione. Tutti imparammo da lui e ogni portiere, piano piano, perse quel beneficio. Allora, oltre che parare, i portieri dovettero cominciare anche a difendere. 

PARARE E DIFENDEREAlbertosi, Galli, Bordon, Zenga…
Passò del tempo ed i gatti neri,trasformatisi in alti alti, divennero portieri, goalkeeper, gardien de but, portero…; ma tutto sommato vivevano ancora tranquilli, nonostante i compiti fossero aumentati. Non si limitavano più solo a parare, ma anche a difendere. Ma non era ancora finita…

L’AVVENTO DEL PRESSING – Purtroppo per loro, dal paese dei mulini a vento, arrivò un’idea, malsana per molti: il pressing. Gli attaccanti cominciarono a contrastare il difensore che aveva la palla e questi, in difficoltà, passava sempre più spesso la sfera al portiere, che non poteva prenderla con le mani, ma doveva giocarla rapidamente con i piedi. All’inizio il popolo dei tifosi (che è quello che conta) fischiava ad ogni retropassaggio, poi capì. Di fatto fu per decisione del popolo che il portiere dovette sobbarcarsi un altro impegno: quello di giocare. 

PARARE – DIFENDERE – GIOCARE – SI LAVORA DI PIU, MA IL SALARIO? –  Il lavoro era triplicato, la misura era colma, bisognava fare qualcosa. I portieri decisero lo stato di agitazione. Intervenne il ministro Fornero. Elsa, prima disse che sulle mansioni del portiere avrebbe dovuto decidere il presidente (lei che aveva pianto in diretta!!!), poi propose che a decidere fosse un giudice del lavoro. Io che ero al tavolo in rappresentanza degli allenatori provai ad intervenire, ma lei si era irrigidita; Alla fine trovai la mediazione: sulle mansioni del portiere decide l’allenatore, sentito il parere del presidente. La Fornero, come al solito in difficoltà a fare di conto, fece confusione tra portieri, difensori, centrocampisti e attaccanti; un gran casino. Risultato: un buon numero di portieri esodati. 
Le acque non si calmarono, cambiò governo, ma i portieri erano in costante agitazione. Intervenne il ministro Poletti, ma non concluse nulla. Allora scese in campo Renzi in persona: al tavolo il Premier e la Boschi: c’ero anch’io. Lui era accattivante: “Vi capisco, io sono dalla vostra parte” (non era una novità, lui dice di essere dalla parte di tutti!). “Conosco il vostro mondo perché ho fatto l’arbitro” e avanti così, tra sorrisi e pacche sulle spalle. Iniziò un portiere che giocava in Lega Pro: “Prendo 1200 euro al mese, vivo fuori casa, spesso capita che lo stipendio non arrivi…”. Renzi e la Boschi lo bloccarono e all’unisono: “Stai sereno, c’è la ripresa, c’è la ripresa”. I cortigiani del Premier ad assentire con la testa, su e giù, tutti e a tempo. Uno spettacolo. Io che queste scene le avevo viste tante volte, non ci feci caso, il portiere invece, che della ripresa, come tutti, non aveva visto nulla, disse tra sé: “La ripresa? Forse comincia il secondo tempo” e iniziò a corricchiare sul posto. Renzi si fece serio: “Riguardo al salario non si può fare nulla, riguardo all’immagine si. Voi tutti sapete quanto noi teniamo all’immagine, per noi quest’ultima è più della sostanza”. Allora fummo tutti noi ad approvare con la testa, su e giù, come i suoi cortigiani: io, Tommasi e tutti gli altri del sindacato: lo sappiamo, lo sappiamo!

DA ADESSO CAMBIA TUTTO – Poi Renzi usò un tono perentorio: “D’ora in avanti non si potrà più scrivere 4-3-3 o 3-5-2 o 4-4-2, da ora in poi sarà 1-4-3-3 o 1-3-5-2 o 1-4-4-2. Controllerò io personalmente”. Poi abbassò il tono della voce: “Voi lo sapete che ho in mano quasi tutti i giornali e le tv?” E ci fece l’occhiolino. Lui e la Boschi si alzarono e uscirono con i cortigiani dietro. 
“TRUM –  TUN –  PUM”, faceva il tamburo… Allegria, allegria. 
 

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