TRENTO «Uomini e cani sono insieme dalla notte dei tempi». Inizia con queste parole la petizione lanciata su Change.org da Eva Munter, la proprietaria di Miro, il pastore maremmano sequestrato a Roverè della Luna perché accusato dal vicino di abbaiare troppo. Una raccolta firme che era nell’aria ma che in una sola settimana ha già raccolto l’avallo di oltre ottantamila persone, segno che la controversa vicenda ha toccato il cuore di molti appassionati dei quattro zampe. Un vero e proprio esercito dunque che spinge a gran voce «FreeMiro», questo il nome della petizione, verso il tribunale del riesame di Trento a cui è indirizzata.

Il sequestro

Ma facciamo un passo indietro. La mattina del 22 marzo, dopo diverse denunce, Miro viene prelevato dai carabinieri dalla sua abitazione e trasportato al canile della Pan Eppa di Rovereto dove dovrà attendere l’udienza in Tribunale a Trento previsto per la fine di aprile. «Miro ci è stato portato via, ci è stato tolto come se fosse un oggetto e non una creatura vivente con sentimenti ed emozioni — si legge nell’interpellanza —. Chiedo quindi, per favore, di sospendere questa istanza di sequestro e di permetterci di affrontare il processo in corso fianco a fianco dell’animale che da anni è entrato nel mirino del querelante». Diversi anche i commenti in calce alla richiesta, alcuni dei quali persino in lingua inglese e francese. «I cani abbaiano per manifestare i loro sentimenti, gli umani devono capirlo» afferma Marialuisa, mentre Erminia spiega che «la civiltà di un Paese si valuta anche per come rispettano gli animali e i cani».

La campagna

L’obiettivo della campagna è quello di raggiungere le 150.000 adesioni, risultato che di questo passo sembra alla portata di mano. Il ricorso alle petizioni online in difesa degli animali non è un fatto nuovo per il Trentino. Già lo scorso anno infatti, sempre sulla famosa piattaforma di Change.org, era partita una raccolta firme — in cui ne vennero raccolte 18.000 — indirizzata alla Provincia in difesa di Dj3, l’orsa rimasta orfana della «famosa» Daniza. In quell’occasione venivano denunciate la condizione di vita dell’animale costretto a vivere «recluso e infelice» all’interno del parco del Casteller, un luogo ritenuto non idoneo alla sua natura.

31 marzo 2018 (modifica il 31 marzo 2018 | 13:24)

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