Secondo l’ultima indagine Adoc per un cane di taglia media si spendono in media 1.800 euro l’anno. Mentre per un gatto si raggiungono anche 800 euro. Si tratta di somme considerevoli che possono pesare sul bilancio domestico. Negli ultimi anni però il governo ha introdotto una serie di agevolazioni fiscali per chi ha un amico a quattro zampe. Scopriamo quali sono questi sconti e come fare per ottenerli.
Cosa si può detrarre? Chi ha un animale domestico può detrarre dalla propria dichiarazione dei redditi le cure veterinarie e i farmaci che prevedono la prescrizione medica. Sono invece escluse le medicine che si comprano senza “ricetta”, gli antiparassitari e i mangimi. Inoltre bisogna ricordare che sono detraibili solo le spese sostenute per animali da compagnia o per la pratica sportiva come, ad esempio, i cavalli. Sono invece esclusi gli animali usati per attività agricole, oppure destinati alla riproduzione o al consumo alimentare.

Quanto si può detrarre? Le spese mediche e quelle per l’acquisto di medicinali destinati a cani, gatti e altri animali domestici prevedono una detrazione Irpef del 19% per un limite massimo di spesa di 387,34 euro. Attenzione: il limite di spesa non vale per ogni singolo cane o gatto ma si riferisce alla somma delle spese sostenute per tutti gli animali posseduti. Inoltre per calcolare il valore effettivo della detrazione bisogna sottrarre dalla cifra delle spese sostenute la franchigia (cioè il limite minimo di spesa) di 129,11 euro. Per fare un esempio: se nel 2016 farmaci e cure veterinarie ci sono costati 500 euro, la detrazione verrà calcolata solo su 370 euro. Chi può chiedere la detrazione? Possono essere detratte solo le spese sanitarie che riguardano animali legalmente posseduti. Questo significa che il proprietario deve riuscire a dimostrare al Fisco che quel cane, quel gatto o quel furetto è davvero suo. Per farlo, nel caso di un cane, bisogna esibire l’iscrizione all’anagrafe canina o presentare la documentazione relativa al microchip. Per gli altri animali domestici serve invece la documentazione rilasciata dall’Asl o dal medico veterinario. È possibile dimostrare che quell’animale ci appartiene anche attraverso il rilascio del cosiddetto pet passport (che viene emesso dal servizio veterinario della propria Asl) o presentando le fatture dell’acquisto o i documenti di adozione. Mentire è sconsigliato. Chi cerca di farsi detrarre una spesa veterinaria senza averne però il diritto rischia sanzioni per “indebita detrazione” o una multa per la mancata regolarizzazione del possesso dell’animale (nei casi in cui la legge invece lo prescrive).

Che documenti servono? Le spese veterinarie devono essere documentate attraverso le ricevute fiscali intestate al contribuente e rilasciate dal medico veterinario, oppure con scontrini “parlanti” (quelli che includono il codice fiscale del proprietario) emessi dalla farmacia che vanno conservati per cinque anni. Questi documenti possono essere intestati anche a un familiare che fa parte dello stesso nucleo familiare del proprietario e che è a suo carico dal punto di vista fiscale. Detrazioni speciali se scegli il canile. Dal 2016 molti Comuni italiani hanno introdotto uno sconto sulla Tari – la tassa sui rifiuti – per chi adotta un cane al canile. Si tratta di uno sgravio che dura tre anni dal momento dell’adozione. Per sapere se il proprio Comune prevede questo sconto, bisogna chiamare l’ufficio tributi della città in cui si vive o consultate il sito ufficiale del proprio Comune.

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