Luisa, per gli amici Lù, non è una “animal hoarder”, quella che in America si definisce una “collezionista di animali”. A Napoli ce ne sono altri, di animal hoarders, quelli che stipano gatti e cani anche nei cassetti, vivi o morti, maltrattandoli e commettendo reato. Negli anni passati, è vero, ne ha avuti di cani nella sua bella casa di Chiaia. Cani scampati alla morte. Cani raccolti nel centro di Napoli, per strada dove erano stati abbandonati. Cani che le stesse istituzioni non sapevano dove mettere: i Comuni mica sempre dicono sì al ricovero in canile. E in canile non sempre c’è posto. E il canile non sempre è il posto adatto a un cane che ha difficoltà, a un cane malato, a un cane anziano, a un cucciolo che in un ambiente promiscuo potrebbe ammalarsi e morire.

Cani feriti e senza speranza, raccoglieva Luisa. Cani che per legge dovevano finire in canile. Ma da Lù i tempi dell’infinita burocrazia, che per gli esseri viventi non dovrebbe valere, e invece spesso li fa morire dietro le sbarre, venivano accorciati. Lei li accudiva, curava, aiutava a essere accolti in una casa senza che venissero poi restituiti perché inidonei o non gestibili. Si è anche fatta aiutare da educatori cinofili per il recupero della socialità, cosa che non tutti fanno. Mentre dovrebbero proprio farlo. Luisa oggi è una signora che i migliori anni della sua vita li ha dedicati ai cani perduti senza collare. Da giovane amava gli schnautzer – ognuno di noi può avere una preferenza, non è peccato mortale, ogni razza ha una sua prerogativa. Ma le fu detto che i cani di razza hanno sempre una chance. Quindi era meglio che si dedicasse ai meticci senza speranza. Sono anni che sentiamo che Luisa è sotto osservazione da parte di forze dell’ordine, autorità sanitarie veterinarie e altri enti allertati da chi difende le proprie notti dagli abbai dei cani non ancora ambientati e forse da qualcos’altro di sgradito.

Se da una parte si diffonde la voglia di avere un animale con sè, dall’altra parte sta crescendo in maniera preoccupante l’intolleranza, soprattutto per i gatti di colonia, anche quelli randagi e infelici, e vengono letteralmente perseguitati, tanto per dirne una, dagli amministratori dei condomini. In tanti anni però i cani di Luisa hanno trovato una casa. E questo ha significato che i Comuni ai quali appartenevano quei cani, “cani del Sindaco”, appunto si chiamano così, non hanno dovuto aumentare le tasse ai cittadini, per pagare le rette di quegli animali nei canili. In poche parole, Lù ha fatto del bene ai cani, ma quelle come Lù, fanno del bene anche a noi, a tutti noi, quelli che amano gli animali e anche no. Ma spesso tanti, questo, lo dimenticano.

La scorsa settimana hanno sequestrato i cani di Luisa: ne aveva dieci, sette suoi e tre dell’associazione a lei intitolata. I suoi sono anziani e disabili, e glieli hanno lasciati. Sarebbero morti in un canile giudiziario: tra l’altro, questo tipo di canile viene pagato dalle Procure 1 euro a cane sotto sequestro al giorno, avete letto bene:  un solo euro, per cibo, accudimento e cure sanitarie. Significa disavanzo per qualsiasi titolare di canile, debiti, miseria. E proviamo a domandarci che cosa può significare per un cane detenuto. I tre cani dell’associazione non sono più tornati a casa, e avevano già le adozioni in corso.

Si spera in un dissequestro, visto che la motivazione del “maltrattamento” scritta nelle carte è che alloggiavano in cucce rosicchiate. Luisa è stanca, non sa se è più giusto rinunciare all’aiuto ai cani o alla sua bella casa, che forse fa anche gola a molti, vista la fame di case che ha Napoli. E di sicuro molti cani perderanno la possibilità di essere ospitati da lei, d’ora in poi, visto che si è vista arrivare alle 6 del mattino un esercito di persone neanche avesse nascosto in casa non cani randagi, ma un Totò Riina redivivo. Cose che mettono a dura prova i nervi di chiunque.

Quindi,

una vittoria dei difensori della loro tranquillità c’è stata. Ma chi ha perso in tutto questo? La risposta è ovvia. Come al solito. Gli animali. Che dovrebbero avere un alloggio sempre pronto e confortevole, quando finiscono nei guai. E devono invece finire a rompere le scatole ai condomini, ignari o noncuranti di quello che a quei randagi che avevano avuto una chance, dopo che sono scattate per loro l’equivalente delle manette, potrà accadere.