Savona si divide sulle deiezioni — solide ma in particolare liquide — dei cani. Insomma, la pipì. Ad agitare gli animi è l’ordinanza firmata tre giorni fa dalla sindaca di centrodestra Ilaria Caprioglio, che impone ai cittadini, pena una multa fino a 500 euro, di «non usufruire per l’espletamento dei bisogni corporali degli animali (deiezione e/o minzione) dei marciapiedi e del porticato di via Paleocapa» né di quelli di Corso Italia e di piazza Sisto IV, comprese «le zone pedonali» e «tutti gli elementi edilizi/architettonici e di arredo urbano presenti nelle suddette aree» e cioè «facciate degli edifici, colonne dei portici, pali e paline, aiuole, panchine, cestini raccogli rifiuti e quant’altro presente».

La manifestazione di protesta

Un divieto sostenuto dai commercianti delle due centralissime vie e invece fieramente avversato dalle associazioni animaliste, che hanno indetto un presidio di protesta per oggi alle 16 proprio nella piazza indicata dall’ordinanza. La questione non è cosa da poco in una città che conta 60mila abitanti e ben 6.500 cani censiti. «Sono strade lunghe ognuna 5-600 metri — dice Gianni Buzzi, vicepresidente dell’Ente per la protezione animali di Savona —, come può pensare la sindaca che a un cane non scappi? Impedirgli di fare i bisogni rasenta il maltrattamento». La prima cittadina Caprioglio difende il suo provvedimento: «Il divieto non si riferisce alla strada nella sua interezza, possono portarli nella parte dove ci sono le macchine: via Paleocapa ha un porticato e il problema è che alcuni proprietari maleducati li lasciano espletare le deiezioni liquide là sotto, mentre loro fanno shopping — spiega —. D’estate rilasciano un odore fortissimo, d’inverno rimangono le pozze. Noi facciamo il lavaggio ogni settimana, ma la situazione è indecorosa: i muri dei palazzi sono anneriti, le pipe per la raccolta dei rifiuti corrose».

Le spese per la pulizia

Caprioglio ne fa anche una questione economica. «L’altra notte abbiamo disposto una pulizia più profonda e dopo le feste procederemo a quella con il bicarbonato, ma per noi è una spesa gravosa: siamo un Comune in pre-dissesto con 14 milioni di debiti e una società partecipata in pre-fallimento». D’altro lato rivendica l’investimento per le aree cani: «Abbiamo speso 11 mila euro per metterne a posto due, altre 4 verranno sistemate grazie a privati». Le associazioni dei negozianti sono con lei: «L’ordinanza impone solo ciò che la gente dovrebbe fare da sola — dice Tommaso Tortarolo, presidente di Confcommercio Giovani —. Io ho due cani e per me non è cambiato nulla». All’Enpa però contestano soprattutto il metodo: «La sindaca è passata subito alle maniere forti — replica Buzzi —. Non ha provato a sentire noi e il Comitato Aree Canine per una soluzione comune».

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