Lunedì, 04 Aprile 2016 13:21

CONTROLLIChieste le condanne per cinque veterinari. Il Pm Santangelo ha consegnato una relazione di 130 pagine, uno solo non avrebbe responsabilità.

Durante l’udienza preliminare del 29 marzo il Pubblico Ministero ha chiesto al giudice del Tribunale di Forlì le condanne per i medici veterinari sotto indagine nel caso ‘Hell’s Chicken’. Coinvolti anche a due dirigenti di un’industria alimentare che è collegata con il marchio Amadori e che alleva pollame, per mancati controlli sulle carni avicole dopo che erano stati riscontrati numerosi casi di salmonella. Il pubblico ministero dopo aver consegnato una relazione di 130 pagine ha chiuso lo scritto con le richieste ritenendo che cinque dei sei veterinari siano responsabili di capi di imputazione diversi e vario titolo.

L’udienza è stata aggiornata al 27 aprile quando molto probabilmente usciranno le sentenze. Lo sconto di un terzo della pena, previsto dal rito abbreviato scelto da tutti gli imputati, porta ad un massimo di due anni per due dei cinque veterinari accusati e da sei a dieci mesi per gli altri tre. Il sesto veterinario inzialmente coinvolto non sarebbe stato ritenuto colpevole.

Le indagini coordinate dalla procura di Forlì  e condotte dai Nas dei carabinieri nell’operazione denominata Hell’s Chicken, avrebbero fatto emergere irregolarità e inadempimenti nella catena dei controlli. I veterinari sono accusati di falso ideologico in atti pubblici per aver rilasciato false attestazioni di controlli e campionamenti che non avevano fatto personalmente. Sono accusati anche a vario titolo di abuso d’ufficio e omissioni in atti di ufficio perché, secondo le indagini dei Nas, non avevano adottato i provvedimenti sanitari necessari, e di omessa comunicazione all’autorità giudiziaria di fatti costituenti reato.

La vicenda risale allo scorso anno quando i Nas, durante dei controlli di routine su prodotti avicoli di diverse marche, riscontrano ripetute irregolarità nelle referenze dell’azienda Amadori. Nello specifico era stata rilevata la presenza di salmonella oltre i limiti di legge nei prodotti finiti crudi. Secondo quanto riferito nel comunicato ufficiale delle autorità le “positività denotavano una carente conduzione gestionale dello stabilimento e facevano sorgere sospetti sulle attività di vigilanza e controllo dell’ufficio veterinario”. L’azienda di Cesena aveva subito dichiarato che “non era in atto alcun addebito nei suoi confronti in merito alla presenza di salmonella nei prodotti attualmente in distribuzione”. E si era resa disponibile a collaborare con l’autorità Giudiziaria. (fonte)

Indagati 6 medici veterinari dell’Asl di Cesena e 2 dirigenti d’azienda

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