IL CANE è un compagno fidato. Capace di leggere le emozioni umane, condividere la nostra gioia, consolarci in caso di malumore. Per una conferma basterebbe chiedere a chiunque abbia condiviso la propria vita con un amico a quattro zampe. Lo hanno appurato i ricercatori dell’Università nazionale autonoma del Messico, che hanno condotto due diversi esperimenti per verificare cosa accede nel cervello dei cani quando vedono il volto sorridente di un essere umano.

I risultati, pubblicati per ora nel server di pre-print BioRxiv, hanno individuato un particolare pattern di attivazione delle aree del cervello che caratterizza il riconoscimento di un sorriso umano. Una sorta di impronta cerebrale specifica, estremamente simile – è interessante aggiungere – a quella che si può osservare anche nei membri della nostra specie.
 
·L’ESPERIMENTO
In un primo esperimento, otto cani (in maggioranza border collie) sono stati addestrati a sedere immobili all’interno di una macchina per la risonanza magnetica funzionale. Uno strumento che consente di osservare quali aree del cervello sono più attive in un dato momento, e di studiare in che modo il sistema nervoso centrale processa differenti tipi di informazioni. Posti i cani all’interno dell’apparato i ricercatori hanno quindi iniziato a monitorare il funzionamento del loro cervello, mentre mostravano agli animali fotografie raffiguranti volti umani sorridenti, oppure immagini di visi con espressioni neutre.

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·L’IMPRONTA NEURALE
Al termine di questa fase i neuroscienziati messicani hanno analizzato i risultati della risonanza magnetica, scoprendo l’esistenza di una precisa impronta neurale correlata al sorriso umano. Un’attivazione diffusa di diverse aree cerebrali, particolarmente intensa nella porzione superiore del lobo temporale. Un’area che nel cervello umano viene definita solco temporale superiore, e che anche nella nostra specie svolge un ruolo cruciale nella comunicazione sociale, nel riconoscimento  delle espressioni del viso e del loro correlato emotivo. Un’altra zona particolarmente attiva del cervello canino è risultata quella del nucleo caudato, una struttura che fa parte dei cosiddetti nuclei della base, e che in esperimenti precedenti è stata collegata alla percezione di lodi e apprezzamenti verbali da parte dei padroni, ma solo nel caso in cui si trattasse di frasi di senso compiuto.

·LA COMPRENSIONE DELLE EMOZIONI
Un particolare che, secondo i ricercatori, lascia ipotizzare che un volto sorridente non sia per un cane solo uno stimolo positivo appreso con l’esperienza – come può essere la vista del guinzaglio o di una ciotola – interpretato magari come indizio di un’imminente ricompensa. Sarebbe piuttosto – ipotizzano gli autori della ricerca – uno stimolo dotato di senso. Un cane in altre parole saprebbe che quando sorridiamo siamo felici, e sarebbe questa emozione positiva a rappresentare una ricompensa per l’animale.
 
·FOTORITRATTI UMANI
Per accertarsi di aver individuato realmente l’impronta digitale di un sorriso nel cervello canino, i ricercatori hanno ideato un secondo esperimento. Questa volta i cani sono stati posti di fronte a fotografie di volti umani in preda a diversi tipi di emozioni: gioia, tristezza, rabbia e paura. E come nell’esperimento precedente la loro attività cerebrale è stata studiata con la risonanza magnetica funzionale. E anche in questo caso, i ricercatori hanno individuato pattern di attivazione cerebrale specifici legati ad ognuna delle quattro emozioni analizzate, il più forte e semplice da riconoscere dei quali è risultato nuovamente quello corrispondente a un volto gioioso.

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