La güina (Leopardus guigna) non è solo il più piccolo felino selvatico delle Americhe che vive nell’eco-regione delle foreste temperate del sud del Cile, ma è anche uno fra i felini più a rischio estinzione con una popolazione stimata di meno di 10mila esemplari che vivono nel Cile centrale e meridionale e in una piccola area dell’Argentina. Anche per questo nel 1997 questo animale è stato dichiarato “vulnerabile” per la Lista Rossa Iucn (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura). 

La guiña, conosciuta anche come piccolo gatto tigre, piccolo gatto maculato o il gatto cileno, è grande circa la metà di un domestico, ed perseguitata dagli abitanti delle zone rurali della regione perché ritenuta colpevole degli attacchi ai pollai. All’inizio si pensava che la persecuzione umana, il disboscamento e l’agricoltura, con conseguente frammentazione del suo habitat – ridotto del 70% rispetto agli anni ’70 – avrebbero portato questo magnifico felino all’estinzione. Ma ora lo studio “A spatially integrated framework for assessing socioecological drivers of carnivore decline ” pubblicato sul Journal of Applied Ecology da un team internazionale di ricercatori guidato da Nicolas Galvez ha scoperto che il gatto selvatico cileno è più adattabile alla deforestazione e alle uccisioni di quanto si pensasse, mentre il vero rischio per la sua sopravvivenza sarebbe la frammentazione delle proprietà agricole. 

Secondo gli studi dei ricercatori la güina si è ben adattata alle aree agricole estensive e di grandi dimensioni, aree che diventano rifugi ideali dai cacciatori, ricche di risorse alimentari e luoghi perfetti per l’allevamento dei cuccioli. Il vero pericolo arriverebbe invece dall’agricoltura intensiva e parcellizzata perché «esiste un maggior rischio di interazione e persecuzioni da parte degli esseri umani nelle aree dove ci sono più aziende agricole, una maggiore pressione sulle risorse naturali attraverso l’aumento dell’estrazione del legname e il bestiame e persino la competizione per il cibo da parete di animali tenuti come animali domestici». 

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