È rimasta coi suoi alunni fino a giovedì scorso, ultimo giorno di lezione prima delle vacanze natalizie. È stata ricoverata il giorno di Natale all’ospedale San Giovanni, poi trasferita al Policlinico Gemelli, dove è deceduta il 26 dicembre. Ma l’insegnantem 50 anni, non è morta per una meningite infettiva bensì per una meningite scatenata dal batterio dell‘Escherichia coli. Il decesso ha fatto scattare immediatamente il piano di profilassi per la classe nella quale insegnava e sono state ore difficili quelle trascorse tra il tardo pomeriggio di ieri e le prime ore di oggi per genitori e alunni della scuola Cesare Battisti del quartiere Garbatella.

Meningite scatenata dal batterio Escherichia coli
Ieri la Asl ha inviato una mail a tutti i genitori degli alunni della terza elementare in cui insegnava la donna: si richiedeva il trattamento di profilassi e questo è bastato a diffondere il panico anche tra i familiari dei bimbi delle altre classi. Nella notte la notizia ha continuato a correre sulle chat dei telefonini, con genitori che, preoccupati per la situazione, si sono precipitati al pronto soccorso per avere informazioni. Al dolore per la notizia della morte di un’insegnante tanto amata, si è unito il terrore per la salute dei bimbi e di tutti coloro che avevano frequentato la donna nelle ore precedenti al ricovero.

Mercoledì mattina poco prima di mezzogiorno, è arrivata dalla Regione Lazio la notizia che ha riportato un po’ di serenità dopo ore di angoscia. La donna aveva contratto una forma di meningite non meningococcica, ma causata dal batterio e pertanto senza rischio di trasmissione diretta da persona a persona. Immediato il nuovo tam tam di telefonate e messaggi, questa volta di gioia e sollievo. Quando è arrivata la buona notizia dalla Regione tanti avevano già fatto la profilassi, a quel punto non più necessaria. I bimbi, avevano preso solo metà dei medicinali e hanno potuto evitare il resto. Per tutta la mattina le linee telefoniche dei due pediatri di zona sono state intasate. A inizio giornata si cercava di capire quanti e quali erano i rischi poi si voleva avere certezza di poter sospendere la profilassi. A chi era riuscito a parlarci, il pediatra aveva spiegato che i primi cinque giorni dall’ultimo contatto con la persona malata erano quelli nei quali, solitamente, si manifestavano i sintomi di un eventuale contagio. La scuola è frequentata da 450 bambini e nel periodo che ha preceduto le feste di Natale, quando alcune maestre sono rimaste a casa per malanni di stagione, i bimbi erano stati, in più occasioni, smistati in altre classi. Questo aveva contribuito a accrescere preoccupazioni che poi, per fortuna, si sono rivelate infondate.

Giovanni Rezza (Iss): “Caso rarissimo”
Il caso della maestra morta a Roma “è rarissimo – precisa Giovanni Rezza, direttore del Dipartimento malattie infettive, parassitarie e immunomediate dell’Istituto superiore di sanità. – Le meningiti da Escherichia coli possono svilupparsi nei bambini molto piccoli. Sono davvero rare negli adulti e nei bambini più grandicelli, si tratta di persone particolarmente suscettibili”. L’Eschichia coli, presente in particolare nell’intestino, si trasmette per via alimentare e diretta. “La conseguenza più frequente è una infezione urinaria“, continua l’esperto che rassicura i genitori dei bambini seguiti dalla maestra deceduta. “Non c’è rischio infettivo – conclude Rezza – ma ritengo che la decisione, a scopo precauzionale, di procedere alla profilassi sia stata giusta perché finché non c’è certezza è bene proteggere i contatti”.

“Ma non si può dire era solo Escherichia – precisa Rezza all’agenzia Dire- Che il pericolo sia scampato, neanche”. Si tratta di un batterio “che ce l’hanno tutti addosso”, ma quando prende così individualmente “è grave. L’insegnante, è stata molto sfortunata, ma non ci sono rischi per la comunità. L’allarme per i suoi allievi è rientrato ma hanno fatto bene a fare la profilassi”. Il vaccino, continua Rezza, “soprattutto contro la meningite C, anche per gli adolescenti, va fatto. Serve una maggiore informazione, serve sapere che in questi casi si fa di tutto per evitare casi secondari. Per esempio in Toscana i casi di meningite C sono stati tanti, ma non abbiamo mai avuto casi secondari, quindi nessun caso per contatto”.

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