Il nuovo “Piano di conservazione e gestione del lupo in Italia” predisposto dall’Unione Zoologica Italiana, che prevede l’uccisione del 5% dei lupi ogni anno, di tutti gli ibridi e dei cani vaganti, anche quelli sfuggiti al controllo dei loro compagni umani, sta per essere approvato. In questi giorni la Conferenza Stato-Regioni si appresta a licenziarne la versione definitiva, dopodiché il Piano sarà pienamente operativo.

La LAV si è sempre, fortemente battuta contro le ipotesi di uccisione. Abbiamo coinvolto i maggiori esperti di lupo, spagnoli e portoghesi, che hanno prodotto un importante documento scientifico che critica l’ipotesi di abbattimento dei lupi; gli stessi ricercatori ci hanno fornito un ulteriore documento, sottoscritto dai maggiori ricercatori a livello mondiale tutti uniti contro l’ipotesi di uccidere i lupi. Gli atti sono stati prontamente condivisi con gli uffici tecnici e politici del  Ministero dell’Ambiente e della

Tutela del Territorio e del Mare, ma non c’è stato nulla da fare. Il parere e gli studi presentati dai più grandi scienziati del mondo, nulla hanno potuto contro la determinazione del Ministero e dell’Unione Zoologica Italiana, uniti nella decisione di portare a termine il loro progetto sanguinario.

Ma non vogliamo lasciare nulla di intentato. In occasione dell’ultimo passaggio alla Conferenza Stato-Regioni, le sedi LAV di Bologna e Cagliari hanno consegnato personalmente due lettere indirizzate rispettivamente al Presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, in quanto Presidente della Conferenza delle Regioni, ed all’Assessore all’ambiente della Regione Sardegna, Donatella Spano, in quanto coordinatrice della Commissione ambiente che all’interno della Conferenza delle Regioni si occupa del Piano.

Le comunicazioni consegnate chiedono che in questa ultima fase vengano stralciate le previsioni di uccisione di lupi, ibridi e cani. Il “Piano di conservazione e gestione del lupo in Italia” contiene numerose misure incruente di prevenzione, molto importanti che possono contrastare gli atti di predazione dei canidi nei confronti delle greggi lasciate incustodite al pascolo brado. Ed è su queste misure che abbiamo chiesto si concentri l’attuazione del piano, abbandonando ogni ipotesi di ricorso ai fucili. Gli stessi autori del Piano, pur essendo accaniti sostenitori dell’uccisione dei lupi, ammettono che tali interventi non hanno alcun effetto sulla diminuzione delle predazioni, ma sono utili allo scopo di “contribuire ad instaurare quel clima di condivisione necessario ad attuare una più complessa strategia di coesistenza”.

Noi invece siamo convinti che la coesistenza incruenta tra interessi umani e presenza dei lupi sia non solo possibile ma rappresenti l’unica soluzione praticabile per il futuro del lupo. Per realizzarla è però necessario che ognuno si impegni in questa direzione, a cominciare dagli allevatori che, nella stragrande maggioranza dei casi, non hanno mai voluto applicare i sistemi di difesa delle greggi offerti loro a titolo gratuito.

Per questo motivo chiediamo al Presidente della Conferenza delle Regioni ed alla Coordinatrice della Commissione ambiente un loro autorevole intervento per stralciare dal piano le parti che prevedono l’uccisione di lupi, ibridi e cani, così da dare piena attuazione a tutte le altre importanti misure di prevenzione contenute nel piano che non comportano la deliberata uccisione di animali innocenti.

Massimo Vitturi
Responsabile Area Animali Selvatici

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