Rivoluzione animale. Cani, gatti e conigli possono entrare negli ospedali e nelle case di riposo della Lombardia. Il 2016 si chiude con un’immagine degna della dolcezza di Beatrix Potter, ma anche della tenacia con cui molti amministratori e operatori portano avanti da anni una filosofia di coabitazione più civile tra l’uomo e coloro che furono nostri coinquilini sull’Arca di Noè, episodio biblico che non dobbiamo mai dimenticare. La giunta guidata da Roberto Maroni ha approvato un regolamento, atteso da sette anni, che stabilisce norme d’assoluta modernità per la tutela degli animali d’affezione e la prevenzione del randagismo.

«La possibilità di far entrare i pet nei luoghi in cui le persone hanno più bisogno di affetto, ospedali e case di riposo, è una novità senza precedenti» commenta Giulio Gallera, assessore al Welfare della regione lombarda, soddisfatto di un passo avanti che dovrebbe schiacciare molti pregiudizi, rimasti a uno stadio primitivo in molte regioni d’Italia, soprattutto al sud, dove il «martirio» del cane Angelo rimane uno degli episodi esecrabili del 2016.

«Ci sono dei requisiti minimi da rispettare – precisa Gallera -. Cani, gatti e conigli devono essere accompagnati da maggiorenni. I cani devono essere muniti di museruola e condotti al guinzaglio; gatti e conigli alloggiati nell’apposito trasportino, almeno fino al momento della visita al paziente e all’ospite». Puliti e ben spazzolati. Chi non rispetta queste condizioni potrà essere soggetto a multe dai 150 ai 900 euro. Disse Albert Schweitzer che due sono le principali consolazioni per un uomo anziano: un gatto e la musica. Oggi si parla di pet therapy, pratica salutare in età avanzata. In questo l’Italia è uno dei paesi all’avanguardia nel mondo, come dimostra una casa di riposo proprio alle porte di Milano.

Nel regolamento si parla anche dei «doveri» dei proprietari verso i propri compagni che non hanno la parola, ma sanno comunicare affetto con mezzi ben più profondi del linguaggio. Coloro che decidono di tenere un animale da compagnia devono fornirgli un luogo adeguato in cui si senta protetto, devono sfamarlo e dissetarlo e soprattutto garantirgli le cure adeguate in caso di malattia. Altro punto da rimarcare: il divieto di tenere un cane alla catena o sottoposto ad altri strumenti di contenzione, a meno che non ci sia un motivo oggettivo riscontrato da un veterinario, o per temporanee ragioni di sicurezza.

Forte attenzione anche al randagismo, un fenomeno che va estinguendosi nelle grandi città lombarde, ma è sempre presente nelle aree rurali. Le prescrizioni della giunta lombarda ribadiscono che chiunque si imbatta in un cane vagante è tenuto ad avvisare il comune in cui è avvenuto l’avvistamento, rivolgendosi alla polizia locale o al dipartimento veterinario dell’Ats. Nel caso in cui il proprietario non sia rintracciabile, le autorità comunali competenti devono essere informate da un veterinario.

Gli animali in addestramento non potranno essere vessati con attività dannose per la loro salute: nessun obbligo a superare le capacità o le forze naturali dei soggetti addestrati. Per quanto concerne le colonie feline, sempre in graduale aumento, i privati e le associazioni potranno prendersene cura attraverso un accordo di collaborazione con i comuni.

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