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Roma – Non sono cani qualsiasi. Sono stati umiliati, infettati e poi relegati in un’isola piena di spazzatura, ma hanno sempre la loro dignità canina e la voglia di rivolta. È quello che ci fa vedere “L’isola dei cani”, film d’animazione stop-motion di Wes Anderson che dopo essere stato film di apertura della 68esima edizione del Festival di Berlino arriva domani in sala con la Fox. «Il film – aveva detto alla Berlinale il regista, sceneggiatore e produttore cinematografico statunitense – ha avuto una lunga gestazione. Doveva essere una favola, ma a un certo punto ci siamo accorti che il mondo reale non era così lontano da quello che stavamo raccontando».

Siamo nel futuro, esattamente nel 2037, nella città immaginaria di Megasaki e tutti i cani del Giappone, ormai in grande sovrannumero, vengono messi in quarantena su un’isola di rifiuti a seguito della «influenza canina». Ma cinque cani sono pronti a ribellarsi, e lo faranno anche per amore quando decideranno di aiutare un intrepido ragazzino pilota, Atari Kobayashi, che precipita sull’isola per ritrovare il suo amato cane Spots («il nome di un mio vecchio cane»). Atari riceverà l’incondizionato aiuto dei cani, che decideranno di proteggerlo dalle autorità giapponesi che lo vogliono arrestare.

Nel cast dei doppiatori di Isle of Dogs (questo il titolo originale), troviamo Edward Norton, Bryan Cranston, Scarlett Johansson, Bill Murray, Frances McDormand e l’inedita partecipazione a sorpresa di Yoko Ono.

Il film, dichiaratamente influenzato dai lavori di Akira Kurosawa e di Hayao Miyazaki, è pieno di citazioni. Ma il ritorno di Anderson all’animazione, dopo il suo Fantastic Mr Fox «nasceva solo dalla voglia di raccontare una bella storia con una buona sceneggiatura ispirata al mondo giapponese – aveva detto a Berlino il regista -, ma poi ci siamo accorti, nel processo di sviluppo di questo lavoro durato due anni, che il mondo di oggi aveva catturato inconsapevolmente la nostra ispirazione. Certo parliamo di reietti, di bistrattati e ognuno ci può vedere così quello che vuole».

«Per i bambini la stop motion è semplicemente una storia fantastica da vedere, ma è qualcosa che ti resta dentro, ti dà una sorta di imprinting che genera un’emozione forte quando lo rivedi da grande» ha detto oggi al Comicon in corso a Napoli Kim Keukeleire una delle animatrici del film

Una curiosità : negli Stati Uniti il film è stato vietato ai minori di 13 anni per la presenza di «immagini violente».

(di Francesco Gallo, ANSA).

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