Caro Massimo,
sono una donna di 37 anni con mille ideali, mille speranze e sempre entusiasta della vita, anche se da sempre una sottile malinconia mi appartiene e mi segue ogni giorno. Lavoro in una grande catena di librerie e ogni giorno mi sveglio felice di andare a lavorare. Fin da piccola ho vissuto con gatti e cani, amandoli e prendendomene cura come se fossero figli. In campo amoroso invece non sono sempre stata fortunata. Dopo un fidanzamento di dieci anni finito male e alcuni amori sbagliati, incontro una persona che amo e stimo.

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La nostra relazione è giovane e ancora fresca, ma ora arriva il problema, per me insormontabile: lui è allergico ai gatti.
Io ne ho ben due, che amo da dieci anni. È una scelta che mi fa venire le lacrime agli occhi. I miei mici non mi hanno mai tradito, abbandonato, deluso o ferito. Ora sono costretta a fare una scelta che non so fare: o lui o i miei amati gatti. Elena

Ecco il giusto dilemma esistenziale con cui chiudere l’anno. Per quanto si tratti di un dilemma essenzialmente retorico, cara Elena. Se tu fossi davvero costretta a scegliere tra i gatti e il fidanzato, metteresti alla porta il fidanzato. Naturalmente non accadrà, ma solo perché sono certo che lui ti desideri al punto da essere disposto a venire a patti con la sua allergia. Resta da capire se i tuoi gatti riusciranno a venire a patti con la loro, di allergia: verso chiunque attenti al rapporto esclusivo che hanno con te.
Agli albori della mia vita di coppia mi riempivo di starnuti alla vista di qualsiasi quadrupede munito di vibrisse e passi felpati, finché non entrai in una casa dove ce n’erano addirittura tre. I due più grandi mi disprezzavano e basta, tenendomi a distanza e con ciò preservandomi dagli effetti devastanti del loro pelo sul mio sistema immunitario. Invece il più piccolo della brigata si ingelosì di me. Saltava su una sedia un attimo prima che mi ci sedessi io. E zompava sul televisore ogni volta che c’era una partita decente. Me lo trovavo dappertutto con il pelo sollevato e il miagolio da battaglia. Ai suoi segnali ostili opponevo una grandinata di starnuti e lui reagiva portandosi via interi pezzi di pelle con le grinfie. Fu necessario intubargli il collo dentro una gorgiera di plastica che lo faceva assomigliare a un attore shakespeariano. «Essere o non essere, questo è il problema: se sia più nobile all’animo sopportare gli oltraggi di un gatto o prender l’armi contro un mare di peli e combattendo disperderli…».
Eravamo davvero assurdi: lui nella sua gorgiera e io con i miei occhi rossi e il naso a melanzana. Ma fu proprio nella reciproca allergia che trovammo finalmente qualcosa in comune. Si trattò di un processo di avvicinamento lento e faticoso, una conquista mai del tutto completa, un equilibrio sempre precario, eppure infrangibile. Piccipò, questo era il nome del mio delizioso incubo, mi si infilò un poco alla volta nel cuore. La sua morte, avvenuta moltissimi anni dopo, è stato uno dei momenti più tristi della mia vita. Per andarsene volle aspettare il mio ritorno da un viaggio di lavoro. Era accasciato nella sua cuccia e mi guardava con astio, come sempre. Ma appena lo accarezzai mi fece le fusa. Strizzò i suoi occhi spettacolari e sussurrò in gattese stretto: non ti ho mai sopportato, eppure sei stato il mio migliore amico. Dopo di che sospirò di disgusto per l’ultima volta e si mise in viaggio verso il paradiso dei rompiscatole, dove conto di raggiungerlo un giorno.
Auguro al tuo fidanzato di trovare tra i tuoi gatti il suo Piccipò. E a te di non dovere mai più scrivere, e nemmeno pensare, la frase con cui hai giustificato la tua predilezione per loro: «I miei mici non mi hanno mai tradito, abbandonato, deluso o ferito». L’amore non c’entra niente con la riconoscenza. Non si ama per sentirsi gratificati, rassicurati, o protetti. Si ama per amare: bipedi e quadrupedi, ma senza condizioni e possibilmente senza dipendenze. Arrivato al ventesimo anno di posta del cuore, posso ben dire di non avere ancora capito niente dell’amore, se non quello che mi ha insegnato il gatto Piccipò: l’amore non ha un perché, l’amore è il perché.

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