“Quel Terzo Reich animalista che sperimentava sui bimbi”, intervento di Andrea Cionci su La Stampa di oggi, riporta qualche dato storico anche esatto sulle leggi emanate sugli animali dalla Germania nazista ma con un titolo aberrante, antistorico per la parte nella quale definisce animalista il Terzo Reich, e in una salsa che, aldilà della ricostruzione dei fatti, non riporta peraltro la mia opinione che Cionci aveva richiesto, e insistentemente, più volte e che avevo inviato per iscritto. Si dirà “motivi di spazio”. No, è inaccettabile. Perché altrimenti si fa altro che informazione corretta. Il Terzo Reich non era animalista e sperimentava sugli umani, come – con regole diverse – continuano a fare gli Stati di oggi.

Questo il mio contributo inviato a Andrea Cionci:

La legge promulgata dalla Germania nazista, allora frutto di un cambiamento di tutte le normative e non di particolari sensibilità, è allineata a diverse Direttive europee e Leggi italiane in vigore. Ma la sperimentazione sugli animali era permessa e anche senza anestesia, la vivisezione, appunto, con le stesse parole della legge italiana fascista del 1931, e come oggi ancora in Italia; i maltrattamenti erano vietati sulla carta, e solo se condotti “rudemente” ma tollerati se compiuti per il bene dell’uomo; il divieto di ingozzamento forzato dei volatili e del taglio di code e orecchie nei cani sono previsti da norme nazionali attuali e da una Convenzione del Consiglio d’Europa.
Per questo, possiamo dire che abbiamo in vigore nei confronti degli animali, delle leggi naziste, ma il Terzo Reich non può essere considerato “a favore degli animali” (la caccia, e quindi l’uso dei fucili, era ampiamente praticata e propagandata) anche perché ha compiuto un genocidio di esseri umani (e gli animalisti sono per i diritti di entrambi) e oggi, anzi, dico, con Isaac Bashevis Singer, ebreo, Premio Nobel per la letteratura “ciò che i nazisti hanno fatto agli ebrei, gli umani lo stanno facendo agli animali”.

La macellazione senza stordimento, rituale o meno, è più dolorosa di quella effettuata con stordimento. Lo affermano tutti gli organismi scientifici indipendenti, in primis la Federazione dei Veterinari Europei. Ma l’unico modo per evitare sofferenze agli animali, credenti o meno, è quello di lasciare in pace gli animali, non allevarli e non ucciderli.

Ad oggi in Italia le macellazioni senza stordimento, legali, di polli e conigli per consumo privato sono ancora molto maggiori di quelle senza stordimento, legali, di animali con rito halal o kosher. 
Noi ci battiamo per la fine di tutte le macellazioni ma anche, senza strumentalizzazioni, per l’obbligo di stordimento preventivo che è già stato accettato da alcune comunità islamiche. L’Italia lo può fare per legge (come previsto dal Regolamento europeo 1099 del 2009) così come hanno già fatto alcuni Land austriaci, Danimarca, Svezia e i pronunciamenti in questa direzione di Polonia e Olanda. La Svizzera ha recentemente confermato l’obbligo di stordimento ritenendo superiore l’etica laica di uno Stato rispetto a una tradizione religiosa. D’altronde, come mai in Italia, non sono – e giustamente – accettate altre tradizioni religiose contro gli umani ma, di fatto, solo questa sugli animali?

Gianluca Felicetti
Presidente LAV 

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