il piccolo ArturoSono poco più di 60 milioni gli animali domestici presenti nelle famiglie italiane. Circa uno per ogni abitante. Un primato conteso, come è facile immaginare, da cani e gatti, con una leggera predominanza del “migliore amico dell’uomo” – secondo uno studio del 2014 – nel 55,6% dei casi, contro il 49,7% degli italiani che preferisce la compagnia di un gatto. Più distaccati, tutti gli altri animali, dal classico pesciolino rosso, ai piccoli roditori, ai rettili, agli animali esotici.
PET MON AMOUR – Ancora una volta balza all’occhio l’amore che il nostro Paese (ma non solo) nutre da sempre nei confronti degli animali. Quelli che, sempre più spesso, sono considerati veri e propri membri della famiglia, capaci di regalare affetto e compagnia, ma anche – come ormai scientificamente provato – di abbassare i livelli di ansia e stress, andando a ridurre le problematiche legate all’umore. In poche parole, in grado di migliorare la nostra qualità della vita.
L’ANTESIGNANO DELLA PET THERAPY – Lo aveva capito bene Boris Levinson, psichiatra infantile, che intorno al 1960 enunciò le prime teorie verificabili relative ai benefici della compagnia degli animali anche a fini terapeutici. Tanto che egli stesso finì con l’applicare il nuovo metodo (che poi così nuovo non era: i primi studi pionieristici in materia risalgono a molto tempo addietro) alla cura dei propri piccoli pazienti, ottenendo notevoli benefici.
– Quella che oggi abbiamo imparato a conoscere con il nome di “pet therapy”, neologismo adottato per la prima volta dallo stesso neuropsichiatra americano, non è altro che una terapia dolce, basata sull’interazione uomo-animale, e che va a integrare, rafforzare e coadiuvare i trattamenti medici tradizionali.
UN VASTO CAMPO D’IMPIEGO – Negli ultimi tempi, la pet therapy ha ottenuto il giusto riconoscimento della comunità scientifica internazionale, e anche i ricercatori più scettici hanno dovuto ricredersi. Col passare degli anni il suo campo d’impiego è diventato vastissimo e sempre più consolidato.
– Utilizzati per la cura di pazienti di tutte le età, affetti da differenti patologie, gli animali trovano spazio come co-terapeuti anche nelle terapie con obiettivi di miglioramento comportamentale, fisico, cognitivo, psicosociale e psicologico-emotivo. Si spazia quindi dall’autismo alla schizofrenia, dalla depressione alla disabilità fisica e psicologica, e via dicendo.
CANI E GATTI, MA NON SOLO – Ma quali sono gli animali che più di altri si prestano a questo tipo di trattamento? Gli operatori della pet therapy si avvalgono dell’ausilio di cani, gatti, cavalli, ma anche di “insospettabili” come conigli, tartarughe e pappagalli.
– Soprattutto nel caso di pazienti-bambini, si inizia con i conigli, più facilmente accettati per il loro aspetto innocuo e rassicurante. Una volta innescati i necessari meccanismi di stimolo e fiducia, si può passare ai pappagalli, per esempio, utili per stimolare il paziente a rispondere alle loro parole. Da lì al cane o al gatto, il passo è brevissimo.
E A MILANO? – In accordo con l’orientamento espresso dalla Regione Lombardia (che fa capo al decreto ministeriale del 2003 sull’”utilizzo della pet therapy per la cura di anziani e bambini”), Milano ha da tempo intrapreso la propria strada.
– Già nel 2012, l’Associazione Obm Onlus ha inserito con successo un’attività pilota di pet therapy, denominata “Un cane per Amico”, presso la terapia intensiva dell’Ospedale dei Bambini “Vittore Buzzi”. Iniziativa che presto è stata allargata anche agli altri reparti, permettendo ai bambini ricoverati, grazie al contatto con gli animali, di superare o alleviare i disturbi del comportamento, del sonno e dell’appetito, legati in molti casi al ricovero ospedaliero.
– Un altro ospedale, questa volta il Fatebenefratelli, la scorsa estate ha presentato il progetto “Ci vuole un amico”, grazie al quale – evento inedito in Italia – i bambini ricoverati possono giocare con i propri animali domestici, in uno spazio appositamente riservato all’esterno del reparto di pediatria. Da qualche mese, nelle struttura sono presenti anche speciali cani robot dotati di intelligenza artificiale che rispondono a circa 30 comandi vocali, “donati per intrattenere i nostri piccoli pazienti da un’azienda canadese”, ha spiegato il primario Luca Bernardo sulle pagine del Corriere della Sera. Niente a che vedere con un cane in carne e ossa, penseranno i più scettici, ma i robot possono tornare utili per tutti quei bambini che per motivi allergici o di altra natura non possono possedere un vero quattrozampe.
– Ma non solo cani (o gatti) avevamo detto. La pet therapy si avvale anche della “rieducazione equestre”. È quanto accade, per esempio, in via Celoria, dove la onlus Cascina Biblioteca da anni dedica sforzi e attenzione ai bisogni delle persone con disabilità intellettiva. Grazie all’ausilio dei cavalli, gli operatori della struttura riescono a migliorare nei loro ospiti il coordinamento dei movimenti e dell’equilibrio, stimolandone la concentrazione e l’attenzione. Un tipo d’intervento utile “per lo sviluppo dell’autonomia, dell’autostima e della consapevolezza del sé”, dicono dalla Cascina.
– E devono esserne convinti anche all’Ospedale Niguarda di Milano, visto che il nosocomio si è dotato di un centro di ippoterapia che propone corsi di educazione equestre per bimbi sia disabili, che non. L’iniziativa, denominata “A cavallo divertiamoci insieme”, è stata pensata per offrire anche ai bambini disabili che hanno ultimato il percorso terapeutico, la possibilità di mantenere o sviluppare competenze equestri. Il tutto finalizzato al puro divertimento in compagnia dei propri coetanei.
ANIMALI CONTRO IL BULLISMO – Un animale domestico è un centro affettivo molto forte anche per i bambini particolarmente aggressivi. Ne è consapevole l’Istituto Superiore di Sanità che da tempo promuove l’utilizzo delle tecniche della pet therapy nelle scuole per contrastare il fenomeno del bullismo. I bambini, infatti, imparando fin da piccoli a relazionarsi con chi dà loro amore e fiducia, in cambio di accudimento e protezione, sviluppano un orientamento caratteriale positivo, utile a prevenire episodi sociali estremamente gravi come, appunto, il bullismo.

S.P.

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