BOLZANO. Negli anni ’70 avevo un Pointer che era terrorizzato dagli spari. Alcuni conoscenti mi consigliarono allora di portarlo al poligono di tiro, al fine di abituarlo a sopportarli.Per istinto o per fortuna non ci andai.L’idea di creare nel cane assuefazione ad uno stimolo o ad un evento è fondamentalmente corretta, ma se non sappiamo come procedere rischiamo di fare danni.Il problema sta nella misurazione del livello di panico e di stress nel soggetto, poiché una sovraesposizione ad uno stimolo negativo può diventare un esperienza traumatica e quindi rinforzare e peggiorare il precedente stato di paura. Bisogna procedere con cautela. Si tratta di riuscire a trasformare la condizione del cane in presenza dello stimolo negativo. Deve riuscire a vivere quel momento in uno stato più rilassato, uno stato differente da quello che la sua risposta istintiva gli impone.Con alcuni cani è possibile mediare, attraverso il cibo o il gioco, la presenza di uno stimolo negativo, affiancando così ad esso uno stimolo positivo. Quando questo è possibile si accelera il processo di abitudine, modificando più velocemente la condizione negativa del cane. Ma per certi cani nessun rinforzo positivo è in grado, in quel momento, di creare un supporto. In questi casi dobbiamo armarci di grande pazienza. Se, ad esempio, un cane cominciasse a manifestare i primi sintomi di tensione a 50 metri dagli ambienti o dai rumori che lo disturbano, sarebbe meglio non andare oltre, ma cominciare a stabilizzare quel momento, evitando di superare il confine oltre il quale, il cane sotto stress, non sarebbe più in grado di controllare il suo comportamento.Se riusciamo invece a riconoscere la fase precedente, nella quale il cane, pur condizionato dallo stimolo percepito da lui negativamente, non viene travolto da uno stato di panico, possiamo notare che con il passare dei minuti la sua condizione tenderà a consolidarsi in uno stato leggermente più rilassato. In questo modo dovremmo riuscire, giorno dopo giorno con grande pazienza, a determinare una maggiore stabilità, che ci permetterà di ridurre la distanza dall’evento problematico.Il processo di assuefazione è da considerarsi una forma di apprendimento, ma di tipo passivo. Non prevede una elaborazione concettuale, ma la ripetizione di una condizione mentale che dobbiamo saper riconoscere e saper tenere entro certi confini, oltre i quali rischiamo di peggiorare la situazione.Essendo unprocesso normalmente piuttosto lento, è importante avere molta pazienza, non avere grandi aspettative in tempi brevi ed accompagnare la gestione di quei momenti nel modo più rilassato possibile. Se operiamo correttamente il tempo ci potrà dare dei buoni risultati.©RIPRODUZIONE RISERVATA

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