Da qualche tempo si è scatenata una vera e propria campagna mediatica che sembra scaricare sui cinghiali ogni frustrazione umana. Questi animali, introdotti furbescamente e fraudolentemente nel nostro Paese dai cacciatori, sono indicati quali responsabili di incalcolabili danni all’agricoltura, ma anche prima causa di incidenti stradali, in cui i cinghiali assumono il ruolo di “assassini”.

Un po’ quello che accade quando un alpinista muore e quindi la montagna diventa “assassina”, oppure quando un automobilista si schianta contro un platano, per cui è la volta degli alberi a dover diventare “assassini”. In ogni caso la responsabilità è sempre dell’altro, della montagna, degli alberi, dei cinghiali, mai un approfondimento delle cause che hanno determinato l’incidente.

Che rispetto ai cinghiali si rasenti ormai il delirio collettivo, lo conferma il recente caso di un uomo morto in provincia di Frosinone. Qualcuno sostiene che sia stato ucciso da un cinghiale intento a difendere i propri cuccioli, i lanci di agenzia si susseguono con titoli che riprendono la notizia, e parte il tam tam di quanti vogliono cavalcare l’onda della pericolosità dei cinghiali, iniziando il conteggio di quanti bisogna ammazzarne, delle vittime degli incidenti, dei danni subiti dagli agricoltori, salvo poi scoprire che il corpo dell’uomo ucciso, una volta giunto all’obitorio, presentava i segni di lesioni da arma da fuoco, altro che morsi di cinghiale!

Ma il messaggio è stato lanciato: i cinghiali devono essere sterminati, anche perché ammazzano l’uomo. E gli amministratori sono ben felici di dare il loro fattivo contributo al clima di velato terrorismo che sottende tutta la questione cinghiali. Mai nessuno di loro si è soffermato sul fallimento della gestione venatoria della fauna selvatica e dei cinghiali in particolare! E’ evidente, sotto gli occhi di tutti, ma nessuno ha il coraggio di ammetterlo, proseguendo lungo una strada fallimentare, senza comprendere che uccidere gli animali non risolve affatto il problema. Da anni, da decenni i cacciatori ammazzano milioni di animali, ungulati e cinghiali compresi. Le quote di abbattimento crescono ogni anno, eppure i danni non diminuiscono, ma nessuno se ne vuole accorgere. Nessuno prende atto che ammazzare gli animali non porta alla riduzione dei danni, tutt’altro. Né diminuisce il numero di animali. Ed i politici, gli agricoltori, i cacciatori, continuano a meravigliarsi! 

Tale campagna ha oramai spalancato le porte alla rincorsa alle soluzioni, con gli amministratori pubblici, alla continua, spasmodica ricerca del consenso, che promettono carneficine senza eguali, come l’assessore toscano alla caccia Remaschi, che vuole uccidere il 75% degli animali della sua Regione! Mentre, sornioni, i cacciatori stanno a guardare, mettendosi generosamente a disposizione per eseguire il lavoro “sporco”, e ammazzare non si sa quanti animali nel nome della sicurezza pubblica.
Un contributo concreto alla gestione degli animali selvatici in ottica di una migliore convivenza con gli umani, però, potrà venire solo da un pensiero nuovo, aperto a nuove prospettive, che abbandoni la vecchia, crudele, fallimentare strada delle fucilazioni generalizzate. 

Solo attraverso lo sviluppo e l’implementazione dei farmaci che controllano la fertilità, che già esistono, possiamo configurare un futuro migliore per gli animali, l’agricoltura, l’ambiente, l’uomo.

Solo la messa al bando della caccia ci consentirà di essere persone migliori, in totale armonia con l’ambiente in cui viviamo.

Massimo Vitturi
Responsabile Settore Animali Selvatici

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