Dal “Dizionario della Lingua italiana di Caccia” di Plinio Farini e A. Ascari, Garzanti 1941.

Riproposto da Edoardo Mori.

Raspatura
il raspare che fanno i cani la terra per gioco o per ripulirsi i piedi e le unghie. ‑ § II segno che essi lasciano raspando il terreno.

Rifiutare [il cambio]
dicesi di quel cane che mentre punta o insegue un animale, non cura gli altri, quali sieno, in cui si abbatta, o che vengano a passargli presso. Così i segugi bravi rifiutano il cambio di un cinghiale, un cervo o una lepre, che non siero quelli che stavan cacciando. Così il cane puntato a una quaglia o a una pernice, se veramente è fermatore maestro, lascia anche passare senza moversi una lepre fuggente, ossia non abbandona la ferma del primo. E questo è il sommo dell’arte e della bravura, così pel cane da pelo, come pel cane da ferma. N.B. Non so per quanta parte questa virtù del rifiutare il cambio sia fornita al cane da natura,e per quant’altra si debba a l’ammaestramento umano. Ammesso, con certezza, che il cane, a lo stato selvaggio caccia ragionando, si deve ritenere che, per esperienza, esso intenda come il lasciare un animale inseguito o puntato per un altro, che gli capita occasionalmente, sia un errore inquantoché il nuovo è sempre più fresco di,forze, e, se è già puntato, riman anche già appostato, e perciò più facilmente prendibile col solo assalto. Tenendo dunque conto di questo, l’ammaestramento deve prefiggersi di far intendere al cane giovine ch’esso è portato a cacciare un animale solo. (Ad esempio la quaglia, il cane da ferma, la lepre, il segugio). E il cacciatore a schiqppo dovrà guardarsi bene da lo sparare ad altri animali, quando ammaestra un cucciolo a fermar quaglie. E così quando vuol ammaestrarlo a fermar beccacce. E deve anzi rimproverarlo se cura altri uccelli anche boni, perché intenda che non si caccia a quelli.

Rincorrere gli animali
è il vizio dei cani, specie giovani o non ancora ammaestrati, i quali, invece che dimostrare al cacciatore coi segni dove si trovano gli animali cercati, li inseguono, quando li vedono levati, e, peggio, li spaventano anche abbaiando. È vizio dannosissimo nella caccia a penna; e perciò si deve curarlo fin dal principio. I metodi sono due e del tutto opposti. Se il cucciolo obbedisce al giù! lo si ferma con questo comando. Se non si può dominarlo così, è bene lasciarlo correre parecchie volte richiamandolo però energicamente. Quando si sarà sfiatato per bene in fughe pazzesche, comprenderà che con quattro gambe, sien pure velocissime, non si può raggiungere l’animale che vola; e sarà guarito del tutto dal brutto vizio. Tale rimedio è anche più certo del giù! perché è definitivo.

Riportare
significa l’atto e la virtù di certi cani venatici, i quali corrono a raccogliere gli animali uccisi, o, se li conoscono feriti, li inseguono, finché non cadano, e li riportano intatti al padrone. ‑ § Riportare da l’acqua:entrando il cane nell’acqua anche gelida o impetuosa a raccoglierci gli animali cadutici, ‑ § Riportare dai roveti, da gli spineti: da luoghi aspri, dove il cane riman tutto graffiato e offeso. ‑ § Riportare a fior di labbra:chiamasi il riporto dei cani, i quali raccolgono e tengono in bocca gli uccelli così delicatamente da non inumidirne neppur le penne, (V. riporto). Nota. Tra le molte sciocchezze che troppo a la leggera s’importano da l’estero, c’era anche l’idea falsissima che i puri sangue inglesi non dovessero riportare «dovessero invece sdegnare i cadaveri!» ossia gli uccelli e le lepri morti. Ebbene questa eresia cinegetica era nata dal fatto che gl’inglesi ricchissimi avevan creata una razza di riportatori a sé, i retrivers. Ma sapete perché? Perché nelle cacce a le grouses ne trovavan tante, che, se i pointers o i setters loro avessero dovuto raccogliere e riportare tutte le cadute, avrebbero dovuto anche perdere quel tempo preziosissimo ch’era necessario a puntare per far fare numero ai padroni. Onde lasciavano l’incarico del riporto ai retrivers e ai parecchi servi dai quali erano seguiti. Non solo, ma essi, amantissimi dei cani da penna loro, tenevan conto che nella caccia d’acqua il pointer avrebbe sofferto troppo nel tuffarsi tutto per i bisogni del raccogliere uccelli caduti nell’acque alte, e il setter, col pelo lungo che ha, sarebbe stato danneggiato non meno per la difficoltà, non ancora vinta di asciugarlo bene.

Riportatore

detto di cane vale che riporta bene. ‑ Es.: «Il bravo riportatore si conosce a l’acqua e a gli spineti».

Riporto
d) Quando il cane dimostrerà di aver imparato bene e di godere a farlo, convien principiar l’esercizio, come ho detto sopra, allontanandosi anche correndo, perché impari a seguirvi. Poi trovar il modo che, mentre esso corre a raccogliere l’oggetto, il cacciatore possa nascondersi non visto. Se la prima o le prime volte lasciasse 1’oggetto da riportare, e tornasse da voi senza di esso, lo si carezza, quando ansioso di perdervi vi ha cercato e trovato, ma con molta dolcezza si riconduce a prendere l’oggetto che gli si fa raccogliere e portarlo in bocca dietro di voi fino al posto, dove vi eravate nascosti.
e) Non trattate mai male il cane anche se erri nel riporto, perché, se lo disgustate in questa sua azione, troppe volte non riporterà più.
f) L’oggetto, che gli gettate da riportare, sia non piccolo, non solido affatto, possibilmente di lana ruvida di feltro., e abbia ben legate intorno due ali di uccello buono,ossia di quelli che reggon la ferma (quaglia, starna, pernice, beccaccia, beccaccino).

Ripulire
nella caccia con cani vale Far ripassare i cani più abili e di maggior naso sopra un terreno già cercato da altri per trovarci o scacciarne la selvaggina che ci fosse restata.

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