Milano, 8 marzo 2017 – 16:19

Il ruolo sociale dei «pet» nelle famiglie, l’esclusione degli animali dai circhi, le punizioni contro i maltrattamenti, l’importanza dell’evoluzione, gli insegnamenti del mondo selvaggio: il pensiero del grande etologo in 15 dei suoi interventi sul Corriere della Sera

«Sono un osservatore nato e mi diverto a scoprire i comportamenti, talora inattesi e sorprendenti, degli animali in genere, dei miei cani in particolare. È essenziale che abbiano in me una fiducia totale, che riconoscano la mia leadership, e non perché mi temono, ci mancherebbe, ma per ben altre ragioni. Il bello è, e questo mi piace sottolinearlo, che i miei cani, quando chiedo loro di fare qualcosa, di norma la fanno. E volentieri. Si potrebbe dire che mi ubbidiscono, anche se questo non sarebbe proprio il verbo adatto. Fanno, in altre parole, ciò che chiedo perché mi sentono come il loro leader e — la natura del cane è fatta così — a loro piace accontentare il loro leader. Il che, se ci pensate, è qualcosa di sottilmente diverso dall’ubbidire.

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Il mestiere di dare affettonext

I cani mi piace scoprirli come persone piene di sfaccettature. Persone non umane ma ugualmente complesse e interessanti. Ognuna con la sua storia, il suo carattere, simpatie e antipatie. Con la sua personalità, insomma. Osservate il vostro cane con occhi ingenui. Liberi, cioè, da pregiudizi, frasi fatte e indottrinamenti vari. Scoprirete, allora, un altro cane. Quello vero».

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8 marzo 2017 | 16:19

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