Milano, 7 settembre 2015 – 12:25

La scoperta di nuove specie non si è ancora arrestata. L’ultima è dovuta a un ricercatore dell’università di Pennsylvania: riordinava reperti e ha notato il bulbo olfattivo di un teschio

Il più famoso. Quasi 10 tonnellate di peso, lungo 13 e alto 4 metri: il T-Rex è ancora pieno di misteri

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La sua testa sbucava tra gli alberi scuotendo i rami, forse impigliandosi tra le foglie. Se un occhio umano fosse stato testimone sarebbe stato impressionato dalle sue strane forme. Un corno arcuato si proiettava verso l’alto e attorno un solido e articolato ornamento dentato conferiva un’immagine di bellezza. Tutto in grandi dimensioni, sei metri di lunghezza.

L’ultima notizia dallo scrigno ricco di sorprese del mondo dei dinosauri arriva da Alberta, in Canada, dove i ricercatori dell’università di Toronto e del museo dell’Ontario hanno scoperto i resti di una nuova specie battezzata Wendiceratops pinhornensis perché ritenuto uno dei primi componenti della famiglia dei triceratopi famosi per quel loro corno che ricorda il rinoceronte.

Ma sono stati soprattutto gli eccezionali ornamenti del super rettile vissuto 79 milioni di anni fa a stupire i paleontologi.

Quando al cinema scorrevano le sequenze di Jurassic Park ci colpivano le stranezze del Velociraptor, il saltellante bipede simile a un tacchino che nel film, però, non era stato dotato di piume. Ora in Cina è stato ritrovato il più grande componente di questo gruppo, un cugino-progenitore degli altri più noti perché vissuto 125 milioni di anni fa. Le sue ossa fossilizzate ben conservate raccontano come questi rettili abbiano messo le penne che poi si sono sviluppate sulle loro ali mentre le zampe erano dotate di artigli appuntiti e feroci, tra i più temibili che si conoscano.

Forse la scoperta che sta intrigando di più gli scienziati riguarda però un teschio appartenuto al dinosauro con il più spiccato senso dell’olfatto finora conosciuto, tanto da classificarlo come una nuova specie: Saurornitholestes sullivani. Curiosa la storia, iniziata quando Steven Jasinsky stava mettendo ordine tra i reperti dell’Università di Pennsylvania. Steven era un giovane dottorando che guardando le parti di un teschio notò un grande bulbo olfattivo. Si rese conto della stranezza ma per evitare rischi lo classificò tra altri tipi già noti. Non ne era molto convinto, però, e approfondendo si rese conto di avere tra le mani un soggetto eccezionale, il super rettile carnivoro con il fiuto più straordinario che si potesse immaginare. Per un animale si tratta di una dote importante e preziosa nella caccia e nel riconoscimento dell’ambiente.

Ma non solo. Queste caratteristiche infatti lo rendevano abilissimo predatore, fornendogli una capacità straordinaria nell’identificare le prede e consentendogli persino di andare a caccia di notte.

Grazie al suo olfatto fiutava i pericoli da cui guardarsi e in qualche modo — dicono gli scienziati — riusciva in qualche modo a comunicare con i suoi simili.

Se i dinosauri sono scomparsi 65 milioni di anni fa quando una cometa o un asteroide è precipitato sulla Terra sconvolgendone l’ambiente e il clima, il loro mondo continua a vivere nella scienza e nell’immaginazione di grandi e piccoli. Nomi come Tirannosaurus Rex, Stegosauro, Velociraptor sono diventati, così, popolari, entrando a far parte del nostro linguaggio comune. Anche se «dinosauro» ha assunto il significato di vecchio, superato.

A parte il fatto che dobbiamo al sacrificio dei giganteschi predatori il grande sviluppo dei mammiferi (noi compresi) sulla Terra, è soprattutto al cinema che i grandi animali continuano a trionfare vent’anni dopo il mitico «Jurassic Park» di Steven Spielberg tratto dal romanzo di Michael Crichton. Va ricordato, però, che il primo film sull’argomento («Il mondo perduto») era apparso addirittura nel 1925.

La suggestione generata da questo mondo perduto, appunto, sembra inarrestabile. Nel giugno scorso «Jurassic World» nei primi tre giorni ha superato ogni record di incasso — 500 milioni di dollari — in tutti gli angoli del pianeta, dalla Cina all’Europa, grazie alla magia dei remoti e sfortunati animali.

Oltre il successo che ha alimentato la serie di «Era glaciale» iniziata nel 2002 e continuata con tre pellicole animate dai simpatici mammut protagonisti, si arriva persino con «Transformer 4» ai Dinobot, dinosauri trasformati in tecnologici paurosi robot. E l’anno prossimo la storia continuerà con il primo tentativo della Disney Pixar di trasmettere con «The Good Dinosaur» le emozioni e le suggestioni del lontano capitolo dell’evoluzione.

Intanto non si è mai spenta la speranza che proprio «Jurassik Park» aveva alimentato; cioè la possibilità di far rivivere grazie ai prodigi dell’ingegneria genetica gli impressionanti esseri che, più che paura per il loro gigantismo, continuano a stimolare con simpatia la nostra fantasia.

7 settembre 2015 (modifica il 7 settembre 2015 | 12:42)

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