BELLINZONA – Ieri il Gran Consiglio ha approvato, dopo un’accesa discussione, una proposta di Sabrina Aldi per inserire nella Costituzione, come primo passo, una maggior protezione giuridica degli animali. Serve? Cosa si deve fare? Lo abbiamo chiesto a Emanuele Besomi, presidente della Società Protezione Animali Bellinzona (SPAB), che delinea un quadro complesso della questione.

Concorda sulla necessità di proteggere giuridicamente in modo più marcato gli animali?
«Senz’altro, era un passo che si era già tentato qualche anno fa, ma l’avvocato degli animali, era stato bocciato a livello svizzero. Però vorrei dire una cosa…»

Prego…
«Sul campo ci sono delle società che si dedicano alla protezione degli animali e non vengono mai prese in considerazione, non viene mai chiesta un’opinione e ciò mi disturba, in quanto a essere sul campo e a conoscere i problemi reali siamo noi. Per questo dovremmo essere coinvolti! Poi secondo me bisogna fare attenzione a non entrare in un ginepraio legale, perché normare tutto a volte causa problemi ancor più grandi. Alcuni temi sono molto delicati e vanno discussi da persone che operano sul campo e sono competenti».

Cosa avrebbe detto, se fosse stato interpellato?
«Che una miglior protezione e un ammodernamento giuridico serve, in particolare pensando a una legge che segue i tempi. Un tema attuale è l’importazione degli animali dall’estero, che sta creando enormi problemi a tutte le strutture della protezione animali e del veterinario cantonale. Bisogna fare qualcosa in più, regolando associazioni che nascono per l’aiuto degli animali: non c’è una normativa, chiunque può aprire un’associazione di questo tipo, senza avere le strutture né i diplomi, generando situazioni a cui devono porre rimedio gli enti come il veterinario cantonale. Penso a un cane portato in Valle di Blenio da un canile di Napoli. Non si sa come viveva, non si conosce la sua storia, ed è scappato, lo stiamo cercando da due settimane. Però non vanno create delle regole che bloccano la possibilità di aiutare gli animali, tutto va ponderato e si deve innanzitutto capire che cosa si vuol fare, senza lanciare iniziative a ciclo».

Nel testo, si dice che gli animali hanno una propria sensibilità e non devono essere considerati parte dell’ambiente. Ma altri rimarcano il tema dell’umanizzazione. Cosa ne pensa?
«Ho sempre detto che il maltrattamento del Duemila è la troppa umanizzazione degli animali. Ricordiamoci che un cane è un cane, un gatto è un gatto, una mucca è una mucca, non sono umani, sono animali con le loro necessità. Si vedono in giro cani col vestitino, portati a spasso nella borsetta, che vivono sempre in casa, per 10-12 ore, e non ha relazioni con altri animali, e deve fare i suoi bisogni non su un albero ma su un giornale. Negli anni ’60 il maltrattamento era tenere un cane alla catena di un metro, con una cuccia sgangherata se c’era e un osso come cena, oggi vediamo cani con i vestiti di marca e che dormono sui cuscini di alcantara ma che sono obbligati a fare pipì su un giornale, perché il suo padrone lavoro dodici ore al giorno».

Vorrebbe regolamentare anche questo? E in che modo?
«Ma come si potrebbe fare? Si entra nella sfera privata delle persone, toccando la libertà delle persone. Come si può senza violarla controllare quante volte si porta fuori un cane? Per questo serve che le persone competenti, non solo la protezioni animali, ma anche il veterinario cantonale, i biologi, i dietologici eccetera per trovare una via di mezzo. Più regolamentiamo più ci facciamo del male. Se voglio fare una simulazione per salvare una mucca incastrata, non posso perché rischierei di infrangere la legge sulla sperimentazione sugli animali, pensata invece per i casi di sperimentazione clinica. Ci sono molti aspetti. Pensiamo alla soppressione di animali sani. Cosa si fa con un cane fisicamente sano ma disturbato mentalmente, magari un rottweiler con reazioni strane e inspiegabili?»

In quanti ad abbandoni e maltrattamenti, come sta il Ticino?
«Sarò controtendenza, ma gli abbandoni sono pochissimi. 4 casi all’anno possono essere tanti, però su 30 mila cani la percentuale è bassissima. Non c’è dunque un problema di abbandono degli animali, e non si vede più il classico cane legato al guard rail dell’autostrada, però ciò non vuol dire che non va fatta informazione. Il problema prioritario è l’importazione di animali dall’estero in maniera sconsiderata. Maltrattamenti? Ci sono dei casi, però anche lì sulla mole degli animali presenti sono pochissimi. E poi ci sono le zone grigie, torno al caso del cane che deve fare i suoi bisogni su un giornale: la legge non lo vieta e difficilmente potrà farlo. I giovani hanno in ogni caso una sensibilità maggiore verso gli animali. Ci sono, è vero, dei bocconi avvelenati. Va tenuto conto comunque che c’è un cane ogni dieci persone e un gatto ogni cinque, e più si aumenta la concentrazione degli animali più nascono problemi, con ciò non si può parlare di un accrescimento del maltrattamento. Come conclusione, bisognerebbe difendere meglio i diritti che la legge dà già oggi agli animali, per esempio con l’avvocato degli animali».

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