Oscar Grazioli

«Ma che fai, parli con il tuo cane?». Chi non possiede un animale da compagnia crede sia un atteggiamento ridicolo quello di parlargli, quando non possono capire quello che stanno ascoltando. Dal punto di vista meramente razionale, in effetti la specie umana è dotata di un linguaggio principalmente verbale e secondariamente gestuale, mentre, per le altre specie animali, la situazione si inverte. I cani si «parlano» tra loro principalmente mediante modificazioni, a volte minime, del comportamento e, solo in modo accessorio, sfruttano il loro linguaggio. L’uomo e il cane dunque parlano due lingue diverse e rivolgersi a Fido con un discorso argomentato potrebbe sembrare, quanto meno, inutile.

E invece i ricercatori dell’Università di York hanno dimostrato che parlare al cane non è per nulla inutile, anzi è molto importante al fine di costruire una relazione più completa e armonica tra il proprietario e il quattrozampe, similmente a quando accade quando si parla a un neonato. Questi, pur non potendo capire il linguaggio della persona adulta, ne vede rinsaldato il legame emozionale e sociale. Studi condotti in precedenza avevano fissato l’interesse sulla comunicazione con i cani, effettuata dalle persone adulte, con voci alte, un po’ stridule e caricate esageratamente di emozioni, come se questi fossero dei neonati o dei bambini, concludendo che non si ottenevano particolari benefici, almeno con i cani adulti. I ricercatori di York hanno riprovato con nuovi esperimenti progettati per capire perché le persone parlano ai cani e se questo comporti qualche utilità nel loro rapporto o lo facciano semplicemente perché lo trovano naturale e gli fa piacere trattarli un po’ come fossero dei bambini.

La dottoressa Katie Slocombe del Dipartimento di psicologia dell’Università di York, ha dichiarato: «Esiste un registro vocale molto specifico, usato dalle persone quando parlano con neonati o bambini. Le persone non se ne accorgono, ma parlano con voce alta, talvolta stridula e con particolarità ritmiche non rilevabili nella comunicazione tra adulti. È stato dimostrato che questa timbrica rende più disteso e sereno il rapporto tra il bambino e l’adulto che gli parla. Eravamo curiosi di sapere se la stessa cosa poteva accadere con i cani». Mentre nelle precedenti esperienze si era fatto largo uso di discorsi trasmessi attraverso altoparlanti, questa volta l’èquipe della Slocombe ha posizionato veri esseri umani nella stessa stanza del cane. Ciò ha reso il set più naturale per i cani e ha aiutato il team a verificare se i cani non solo prestassero più attenzione al «discorso», ma fossero motivati a trascorrere più tempo con la persona che aveva comunicato con loro in quel modo.

Il contenuto della comunicazione era diverso per i vari gruppi nei vari set. Un gruppo diceva al cane cose come «sei proprio un buon cane» o «andiamo a fare una passeggiata?», mentre un altro usava contenuti slegati dal rapporto con il cane, some «ieri sera sono andato al cinema». Poi hanno mescolato le carte facendo un mix dei due tipi di comunicazione. Il risultato è che, se si parlava di loro, i cani avevano maggiore attenzione e stavano più tempo con l’oratore, mentre si disinteressavano degli altri contenuti. Alla fine dunque, è del tutto inutile che raccontiate al vostro cane la trama dell’ultimo film di Spielberg. Ditegli semplicemente: «Sei proprio un bravo cane».

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