Monumento al cane guida di Scandicci (Firenze)

Il monumento al cane guida della Scuola Nazionale Cani Guida per Ciechi di Scandicci (Firenze). In primo piano un “giovane allievo”

Poco meno di un mese fa avevamo segnalato su queste pagine il forte impatto avuto da un videoservizio diffuso nel sito del giornale «Il Fatto Quotidiano», che aveva visto per protagonista Simona Zanella dell’Associazione Blindsight Project, e che aveva documentato un’ulteriore discriminazione legata a una questione spesso trattata nel nostro giornale, ovvero il diniego da parte di molti esercizi pubblici a fare accedere nei propri locali i cani guida che accompagnano le persone non vedenti o ipovedenti, nonostante, com’è ben noto, vi siano ormai da molti anni norme secondo le quali «il cieco con il cane guida può entrare in tutti i luoghi aperti al pubblico» (Legge 37/74, Legge 376/88 e Legge 60/06).
Nella fattispecie, il videoservizio riguardava gli alberghi di Milano, sin troppi dei quali avevano appunto espresso il proprio rifiuto a fare entrare nei propri locali il cane guida a fianco della persona con disabilità visiva.

Oggi sulla questione prende duramente posizione anche la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), registrando un dato prodotto ancora da Blindsight Project, dopo una verifica effettuata su alcuni siti particolarmente rilevanti per le prenotazioni alberghiere (venere.com, expedia.it, hotels.com e altri), dai quali risulta che circa un migliaio di strutture alberghiere dichiarano esplicitamente di rifiutare cani, con la precisazione «anche cani guida».
«Rifiutare l’accesso a un cieco con cane guida – annota con amara ironia il presidente della FISH Vincenzo Falabella – è come chiedere a me, paraplegico, di lasciare la carrozzina fuori della porta o a un miope di togliersi gli occhiali per entrare al cinema. Su questo fatto grave e dilagante, dunque, abbiamo inviato, come Federazione, una segnalazione al ministro competente, Dario Franceschini, chiedendo un intervento presso le organizzazioni degli albergatori, ma suggerendo anche di inasprire le sanzioni che attualmente sono solo pecuniarie. Forse, infatti, rischiando la revoca della licenza, qualche albergatore potrebbe ripensarci».

«Al di là della violazione di norme ormai decennali – aggiunge Falabella – atti del genere hanno anche l’aggravante della discriminazione, calpestando a piè pari i princìpi della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, la dignità di queste ultime e il loro accesso a pari opportunità. E gettando anche un’ulteriore pessima luce sulla civiltà del nostro Paese anche fuori dai confini nazionali. Crediamo quindi sia doveroso alzare la voce verso comportamenti e atteggiamenti come questi, che non hanno solo una gravità in se stessi, ma ingenerano emulazione più o meno consapevole, e comunque devastante, per le persone con disabilità». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@fishonlus.it.

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