Sono molti i luoghi comuni legati alla sterilizzazione. C’è chi teme che metta a rischio la salute. Che influenzi il carattere dell’animale o che perda il peso forma. La sterilizzazione ha pro e contro. Ma, per esempio, è fondamentale per le gatte. Se non sterilizzata una micia può in soli sei anni dare il via a una dinastia di 70mila cuccioli. Ne abbiamo parlato con Barbara Tonini, medico veterinario ed esperta in nutrizione.

Quando è utile

«C’è molta reticenza in alcuni proprietari legata alla sterilizzazione – spiega la veterinaria -, un intervento che viene visto come doloroso, contro-natura, rischioso. Non è più così. Oggi si utilizzano protocolli anestesiologici sicuri, terapie per il dolore e le procedure sono diventate poco invasive. Siamo arrivati alla laparoscopia che permette chirurgie mininvasive». Ma, soprattutto, la sterilizzazione, va vista sotto il profilo della prevenzione, nel quale gioca un ruolo molto importante. «Il consiglio è sterilizzare la femmina dopo il primo calore, non è necessario – aggiunge l’esperta – aspettare la prima cucciolata, che in genere avviene dopo il terzo calore. Da quel momento la prevenzione soprattutto verso i tumori mammari diventa molto bassa». Nel maschio, invece, non si consiglia la sterilizzazione a scopo preventivo, «perché in realtà non abbiamo alcun tipo di prevenzione su patologie e non ci sono effetti chiari evidenti dal punto di vista comportamentale».

I pro e i contro

I pro della sterilizzazione sono che «riduce il rischio tumori mammari, molto frequenti nella cagna e nella gatta, e di una patologia grave se non riconosciuta tempestivamente, cioè la piometra, una infezione uterina anche mortale (la patologia è dovuta ad una degenerazione del tessuto uterino che causa un accumulo di pus nella cavità dell’utero). I contro sono «l’incontinenza urinaria e le infezioni genito urinarie e quando la sterilizzazione viene effettuata precocemente in soggetti che non hanno compiuto uno sviluppo adeguato». Non mette a rischio la salute, perché «vengono eseguiti accertamenti, esami del sangue che pongono il nostro paziente al sicuro sia dal punto di vista chirurgico sia anestesiologico», aggiunge Tonini. «E’ comunque un intervento preventivo che deve essere sempre effettuato consapevolmente». L’effetto sul carattere? Non è chiaro. Nella femmina non ci sono dati scientifici. Nel maschio, studi recenti hanno correlato alla castrazione un aumento dei disturbi e di paura.

La dieta del cane sterilizzato

Come regolarsi con la dieta? La sterilizzazione porta a una riduzione del fabbisogno energetico e dunque sarà bene ridurre del 20% l’introito calorico, riducendo la quantità di cibo oppure scegliendo un alimento specifico per animali sterilizzati, meno calorico, così da dare al pet la stessa quantità con meno calorie. La dieta va sempre personalizzata, non ci sono cibi ad hoc che vanno bene per tutti, invece occorre valutare l’età del soggetto, la sua attività fisica e le eventuali patologie concomitanti. Ci sono poi razze più predisposte al sovrappeso come i retriver, i labrador e i golden con i quali «dovremo essere più attenti».

La prolificità del gatto

Quanto al gatto, la sterilizzazione è il solo strumento per prevenire il randagismo. Ed è indicata se l’animale è libero di uscire dalla nostra casa. Va tenuto conto che tende a riprodursi numerose volte in un anno e che la femmina ha una gravidanza che dura due mesi e un mese dopo il parto è di nuovo in calore. Se le cucciolate sono numerose il rischio è di trovarsi molti gattini che presto faranno a loro volta delle cucciolate. Il gatto casalingo e sedentario è predisposto al sovrappeso. Anche a causa di bocconcini calorici che inconsapevolmente gli diamo in aggiunta alle dosi di cibo giornaliero.

19 luglio 2018 (modifica il 20 luglio 2018 | 11:49)

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