Vercelli – “Sindaci, sterilizzate i gatti randagi!”. E’ l’appello di Andreina Rossi, la presidente di “Baffi e code”, che ha in gestione il gattile municipale di via Bainsizza. All’ex cascina San Bartolomeo di Vercelli, specie di questi giorni, bussano decine di persone, in gran parte provenienti dai Comuni limitrofi: “Vi consegno questo gattino, abbiatene cura”. Ma la struttura comunale di via Bainsizza, sopra la quale spicca il tetto come le tegole che si stanno staccando (e sono anni, ormai), non riesce più ad accogliere tutti i gatti che arrivano: quelli portati direttamente da persone che hanno a cuore la salute dei trovatelli, e quelli che vengono segnalati in un cassonetto della spazzatura, in una scatola di cartone con il cordone ombelicale della mamma ancora avvolti attorno al corpo (è successo l’altro giorno vicino al Carrefour): le volontarie di “Baffi e code” li prendono lo stesso in consegna, ma la situazione sta diventando esplosiva, dal punto di vista della logistica (il gattile già ospita normalmente una media di oltre cento gatti al giorno) e l’unica soluzione è quella di una seria opera di sterilizzazione, che i sindaci dovrebbero mettere in atto.

Vercelli non dà più un soldo al gattile a partire dal 2015 (l’amministrazione precedente ne distribuiva 12 mila all’anno, tra 10 mila di finanziamento diretto e un rimborso per le catture con il relativo mantenimento) e non aggiusta il tetto, ma almeno ha fatto una convenzione con l’Asl e le sterilizzazioni vengono fatte. Altri, troppo sindaci non fanno niente, anche se sarebbero obbligati ad occuparsi del problema da ben due leggi: la regionale del luglio 1993 e la legge quadro nazionale dell’agosto 1991.

E così, il problema diventa abnorme. Ci sono paesi come Asigliano e Pezzana in cui il numero dei gatti randagi è impressionante; Rive e Balzola hanno provveduto alle convenzioni e “Baffi e code” non si tira indietro. Dice Andreina Rossi: “Ci occupiamo delle degenze post sterilizzazione perché ovviamente, dopo l’intervento un gatto, soprattutto una femmina, non può essere subito riportato nella sua colonia, o rimesso per strada”. Le volontarie di “Baffi e code” fanno davvero miracoli nel rispondere alle continue richieste della gente (anche ben assecondate dalla veterinaria di fiducia, a sua volta volontaria, Ketty Casazza), ma, obiettivamente, il “taglio” del fondi da parte del Comune ha creato problemi non indifferente: l’Associazione si mantiene con il tesseramento, le offerte, le iniziative pubbliche di raccolta fondi e soprattutto le adozioni: con 80 euro un cittadino può diventare proprietario di un gatto maschio testato, vaccinato, sterilizzato; con 100 di una femmina. E poi, volendo, ci sono anche le adozioni a distanza: si sceglie un gatto che continua a vivere e ad essere mantenuto nel gattile ad una cifra di 120 euro all’anno.

Ovviamente, Andrea Rossi e tutto lo staff di “Baffi e code” preferirebbero vedere i loro mici sistemati nelle case dei vercellesi (e mentre la presidente espone le sue ragioni ai giornalisti, “Gedeone” recuperato quasi morto in un fosso, ma adesso vispissimo e socievole, ronfa facendosi coccolare da Daniele Gandolfi di “Notizia Oggi” e Michela Giuliani de “La Sesia”). Tuttavia, le adozioni stanno funzionando, ma il problema attuale, e preoccupante, è quello della mancata sterilizzazione perché i mici che nascono in continuazione non hanno altra via che il randagismo: oltre ai problemi in parecchi centri della Bassa (di cui dicevamo), altre colonie stanno spuntando nel capoluogo, difficili da controllare: ad esempio, una di almeno 50-60 gatti che vivono in condizioni pessime nell’area 24. 

E poi, anche se la Rossi non l’ha detto espressamente, c’è il problema non più procrastinabile del tetto del gattile. Poco tempo fa, il sindaco Forte è tornata alla ex San Bartolomeo con il neo assessore Emanuele Caradonna, e ha preso atto. Forse è la volta buona: il gattile dovrebbe essere un vanto per Vercelli, ed è comunale. Mettiamolo nelle condizioni di lavorare al meglio.

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