L’evoluzione digitale non va di pari passo con quella umana. Secondo gli ultimi dati LAV (Lega Anti Vivisezione), ogni anno solo in Italia vengono abbandonati in media 50mila cani e 80mila gatti.

Il picco dell’abbandono, come è facile immaginare, avviene durante i mesi estivi, quando per molte persone l’animale domestico diventa improvvisamente un peso di cui sbarazzarsi, per fare vacanze “senza pensieri” (no comment). Non sorprende, allora, che l’International Homeless Animals Day – giornata mondiale dedicata agli animali domestici senza famiglia – sia stato fissato al 19 agosto.

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E mentre le farmacie italiane hanno scelto di aderire alla nuova campagna di sensibilizzazione “Non abbandonarlo”, promossa da Rete Farmacisti Preparatori, abbiamo chiesto al veterinario Mattia Angelo Basilico dell’Ambulatorio Veterinario Pertusella il suo parere sul tema. Che, ogni estate, torna ad addolorarci e a farci riflettere.

Poniamo di imbatterci in un cane o in un gatto abbandonati: come dobbiamo comportarci (per fare il suo bene)? «Esiste un regolamento regionale che fornisce le giuste indicazioni per affrontare il ritrovamento di un animale che vaga da solo. Ovviamente il primo presupposto è la sicurezza, sua e della persona coinvolta nel ritrovamento. Qualche indicazione di massima: evitate di indurre con movimenti sbagliati o bruschi una reazione che potrebbe mettere in fuga il cane o il gatto, magari verso la strada, col rischio che siano investiti da un’auto di passaggio. Attenzione anche a non provocare un morso o una graffiata di difesa da parte dell’animale, in preda alla paura e dunque portato all’aggressività. Ogni caso richiede una minima valutazione sul momento, ma un buon consiglio può essere quello di avvicinare l’animale a un prato o a un giardino più o meno protetto e prendere del tempo per considerare il da farsi», spiega l’esperto.

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«Potete telefonare alla Polizia Locale, che a sua volta dovrà avvisare la società incaricata per il recupero dell’animale. Va da sé che se la bestiolina è docile e siamo in situazioni contingenti favorevoli, possiamo scegliere di caricarla in auto e portarla di persona al canile sanitario più vicino, sempre dopo aver avvisato le autorità. Non bisogna fare i “salvatori” a tutti i costi, ma piuttosto usare buon senso e razionalità: per dire, capita di frequente che si faccia recuperare un animale vagante che si trova a “bighellonare” vicino casa, facendolo entrare nel vortice burocratico di canili e company, quando sarebbe bastato chiedere agli abitanti della zona se l’animale era di loro conoscenza», prosegue il veterinario.

«Ancora: per paura di far vivere l’incubo del canile (o gattile), si creano frequentemente situazioni paradossali in cui l’animale viene portato di persona dal soccorritore in una struttura lontana dal luogo di ritrovamento, complicando solo le cose. A volte, infatti, l’animale può non essere stato abbandonato, ma al contrario essersi perso allontanandosi troppo da casa o dopo aver rotto il guinzaglio. Oggi i cani sono obbligati per legge ad avere un microchip identificativo, ma per i gatti – noti girovaghi – la questione è più complessa».

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E se invece decidiamo di adottare un animale vittima di abbandono? Certo le cose non saranno tutte in discesa, avverte l’esperto, anzi. «Il cane, con il suo forte istinto sociale, ha necessità di interazione continua con l’umano e quindi può subire un forte trauma per l’abbandono, inteso come tradimento della fiducia incondizionata che ripone nel suo padrone. Come nell’uomo, tuttavia, anche i cani possiedono caratteri diversi e dunque la modalità di affrontare il trauma varia molto da soggetto a soggetto. Resta inteso che il tradimento viene avvertito in maniera istintiva dal cane, e non si dimentica. La buona notizia è che attraverso un trattamento adeguato, che rispetti l’individuo nella sua specie e personalità, si può sperare in un suo recupero e, soprattutto, in una re-introduzione in una nuova famiglia».

Discorso differente per i gatti: «La mancanza di coscienza civica nei confronti di questi felini (vedi alla voce controllo delle nascite) continua a creare problemi di abbandono. Sono frequentissimi i ritrovamenti di gattini di pochi giorni di vita, abbandonati senza scrupoli ai margini della strada. Un gesto destinato a creare enormi traumi e pericoli, privando i cuccioli che sopravvivono delle (necessarie) interazioni con la mamma e i fratellini. Le conseguenze si evidenziano di più nel gatto adulto, il quale – crescendo senza riferimenti della sua stessa specie – presenterà deficit di relazione spesso molto gravi.

Riassumendo e a costo di suonare banali: abbandonare animali domestici è un atto di vigliaccheria e ignoranza. Che crea traumi in chi sopravvive.

Per contro, ecco nella gallery in alto come possono rinascere i cani abbandonati dopo l’adozione.

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