Non vi siete mai immaginati di trovare un mare tropicale contornato da arcipelaghi di isole caratterizzati dalla biodiversità a due passi da casa vostra ? Se siete bergamaschi molto probabilmente no,visto che probabilmente siete abituati più all’ambiente montuoso che a quello marino, tuttavia vi possiamo sorprende: 220 milioni di anni fa tutto ciò era possibile.

“Se si dovesse fare un paragone, si può osservare come la provincia di Bergamo di 220 milioni di anni fa il risultato sarebbe simile a quello delle Isole Bahamas, con un mare caldo, piccole isole ed una forte sedimentazione, accompagnate da un importante vita subacquea, ma anche terrena – racconta Anna Paganoni, direttrice delle sezioni di geologia e paleontologia del Museo Civico di Scienze Naturali di Bergamo – Questo territorio era senza dubbio fra i più ambiti dai predatori come l’Eudimorphodon ranzii, che poteva acchiappare rapidamente pesci, ma che qualora gli stessi feriti fossero riusciti a fuggire dalla forte presa, questi morendo avrebbero potuto rapidamente cadere sul fondale marino e divenire una parte del sedimento, un processo che avrebbe portato alla creazione del fossile”.

Fra i protagonisti dell’ambiente marino bergamasco del Triassico c’era appunto l’Eudimorphodon ranzii, pterosauro di piccole dimensioni (la sua apertura alare poteva esser paragonata a quella di un gabbiano), tuttavia molto vorace e dalla mascella caratterizzata da denti acuminati, in grado di pescare i piccoli pesci che abitavano i mari preistorici delle nostre zone. A confermarne la tipologia di alimentazione è stato proprio il fossile scoperto nella cava di Cene nel 1973 e, in occasione del centesimo anniversario dalle fondazione del Museo di Scienze Naturali di Bergamo, scelto come logo della struttura museale: “La scoperta dell’esemplare di Eudimorphodon è stata una rivoluzione per il mondo scientifico, visto che sino ad allora si era sempre creduto che i rettili volanti, primi vertebrati a solcare il cielo, fossero comparsi solo nel Giurassico, quindi con una distanza di quasi 30 milioni di anni, inoltre è possibile osservare nello stomaco la presenza di alcune squame che indicano i resti di un pesce”.

Altra particolarità dell’Eudimorphodon come più in generali degli pterosauri non possedevano una copertura in squame, avendo sviluppato la capacità del volo e quindi avendo sviluppato grandi membrane alari, come prosegue la direttrice Paganoni: “Per sostenerla il rettile possedeva il quarto dito più sproporzionato degli altri, inoltre possedeva una coda lunga in grado di dirigere il volo. Non sono come esemplari del Giurassico e del Cretaceo che non ne possedevano più”.

Non solo pterosauri, ma anche altre specie abitavano le coste bergamasche, alcune delle quali ritrovate solo nel nostro territorio , come il Vallesaurus cenensis, piccolo rettile notturno scoperto a Cene, l’Italophlebia Gervasuttii, libellula fossile trovata nei pressi di Berbenno ed esemplare di una famiglia sin a quel momento sconosciuta, ma anche il Brembodus ridens, specie di pesce dai colori accesi ritrovato nella valle del Brembo.

In conclusione, se il viaggio fra le acque tropicali del mare di Bergamo vi ha incuriosito, potrete fare un salto nel Museo di Scienze Naturali “Enrico Caffi”, dove nelle sale dedicate si possono osservare altri importanti reperti e dove, in occasione della mostra “Noi abbiamo cent’anni, loro di più”, alcuni di essi hanno ripreso vita con riproduzioni ad hoc.

Video di Federico Valentini

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