GROSSETO. Una volta Jimmy evitò una grossa minaccia a una pattuglia in perlustrazione in territorio afghano, il suo fiuto sentì per tempo la presenza di un ordigno improvvisato – un iED – durante un pattugliamento su una strada a Farah e diede l’allarme, così com’era stato addestrato a fare: si piazzò davanti alla pattuglia, seduto sulle zampe posteriori, impedendo il passaggio, perché lì c’era esplosivo. E questo mise in guardia i militari italiani che avanzavano. Di missioni di questo tipo, Jimmy, ne aveva fatte diverse all’estero, anche in Kosovo, dove la presenza di mine era elevatissima nei primi tempi della missione Kfor della Nato. E ora in Libano. Il compito di Jimmy, pastore belga malinois di 11 anni, era proprio questo: mettere in guardia dalla presenza di ordigni esplosivi, andare in avanscoperta e fiutare il terreno davanti a sé, infilarsi negli anfratti prima che lo facessero gli uomini e le donne con le stellette.Era prossimo alla “pensione”, Jimmy, in forza al Gruppo Cinofili del Centro Militare Veterinario di Grosseto e impiegato dal contingente italiano schierato nel paese mediorientale. Questa era l’ultima missione affidatagli, ma alla pensione non c’è arrivato: è morto martedì 3 aprile, nel corso della mattina, durante lo svolgimento di un regolare turno di servizio per il controllo anti-esplosivo sui veicoli in ingresso presso la base di Shama, sede del comando del Settore Ovest di Unifil, affidato all’Italia e attualmente su base brigata Paracadutisti Folgore. Jimmy – detto Gamain – si è accasciato al suolo, vittima, molto probabilmente, di un malore, ma sarà l’autopsia a svelare l’esatta causa del morte. A nulla, comunque, sono valsi i tentativi di rianimarlo, prima, da parte del suo conducente, un caporal maggiore capo dell’Esercito, e poi da parte dell’ufficiale veterinario del contingente che è intervenuto immediatamente. Jimmy era un cane impiegato per la ricerca degli esplosivi e come tutti i suoi colleghi era stato selezionato da cucciolo. Affidato ad un militare conducente, è con lui che Jimmy ha condiviso tutta la sua carriera e con il quale probabilmente – come spesso succede – avrebbe condiviso anche la pensione. La scomparsa di uno di questi “militari a quattro zampe” determina sempre un vuoto nel contingente in cui era inserito: viene a mancare la loro preziosa e insostituibile opera, quel fiuto che contribuisce, se non proprio ad essere assoluto, nel garantire la sicurezza e l’incolumità dei propri commilitoni umani.Al Cemivet, intanto, stanno cercando di capire se la salma, o almeno le ceneri del pastore belga, potranno essere riportate in Italia, in base alle leggi in materia sanitaria vigenti nel Paese nel quale stava operando. I cani in forza al Cemivet, che operanoin tutte le missioni di pace nelle quali è presente il contingente italiano, sono un centinaio. Diversi hanno raggiunto la pensione: Jimmy avrebbe fatto lo stesso se non fosse stato ucciso da quel malore sotto gli occhi del suo collega umano con il quale aveva vissuto quasi in simbiosi. 

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